FREUD E IL PASSATO

(…)”Nella mia ricerca delle situazioni patogene in cui i sintomi ebbero origine, fui condotto sempre più indietro nella vita del paziente e finii col pervenire ai primi cinque anni della sua infanzia, in quanto lasciavano tracce inestirpabili”.

Questa valorizzazione del passato in rapporto al presente in Sigmund Freud si inquadra nel clima culturale del periodo. Più di quanto fosse accaduto in precedenza, vi era una propensione al passato, sia da parte di coloro che sostenevano che il passato avesse un effetto positivo in quanto fonte di libertà e di identità, sia da parte di coloro che lo esaminavano criticamente come giustificazione dell’inattività propria del tempo storico.

A portare il passato dentro il presente furono anche due invenzioni che cambiarono il modo in cui gli uomini esperivano il loro passato personale e collettivo: il fonografo, inventato da Edison nel 1887, e la macchina fotografica. Nell’Ulisse, Joyce riflette sull’uso del fonografo “che rendeva possibile all’uomo parlare in avanti nel tempo a chi ascolta all’indietro”.

Non a caso proprio in questo periodo si moltiplicavano gli studi sulla memoria, sul ruolo dell’infanzia e del passato: da qui nasce, in fondo, la psicanalisi.

Come osserva lo storico Kern, Freud recò diversi contributi al pensiero sull’incidenza del passato: egli sostenne che il passato più lontano, quello della nostra prima infanzia, è il più importante; che i ricordi più importanti sono regressi e non semplicemente dimenticati; che tutti i sogni e le nevrosi hanno la loro origine nell‘infanzia e che tutte le esperienze lasciano qualche traccia durevole nella memoria.

La più provocatoria, forse, fu l’idea che tutte le impressioni sono conservate, non solo nella stessa forma in cui vennero recepite la prima volta, ma anche in tutte le forme che hanno assunto nei loro sviluppi futuri.

Bisogna però notare che Freud non identifica la psiche con la sola coscienza, in quanto una parte della vita psichica si svolge nella sfera dell’inconscio. Oltre ai concetti di cui siamo coscienti vi sono, infatti, per Freud altri “concetti latenti”, inconsci, che trovano la loro genesi in eventi od in situazioni della vita passata e rimangono tali perché la coscienza esprime repulsione nei loro confronti (sono i lapsus freudiani, di cui Freud tratta ampiamente in Psicopatologia della vita quotidiana).

Per Freud, quindi, la coscienza è, sovente, una razionalizzazione e un mascheramento di motivi profondi.

Egli ricondusse questi motivi alle primitive pulsioni della vita infantile, ai suoi bisogni primari, sostanzialmente egoistici. Questi bisogni si scontrano con le regole educative e sociali del mondo adulto, ed il loro carattere più apertamente egoistico viene rimosso e trasformato dalla coscienza. Tuttavia dal luogo inconscio della sua rimozione il rimosso continua ad esercitare un condizionamento inavvertito sul soggetto cosciente (…).

Eros Tarditi