Scadenza di medio termine

della voluttà del vivere,

confidenza di lingue

sciacquate con il Don Perignon

sotto un cielo che nevica se nevica

un Natale stereotipo sociale d’amore.

Prima del capodanno

la coscienza di sé affronta il Natale,

festa dei numerati bilanci

dell’esserci sul Pianeta

per l’umana avventura.

Sua Maestà il Caso, è Babbo Natale,

la Vita, nostra madre.

Babbo Natale: domandami se sono felice!

“E’ faticoso il vivere, ma mi piace“.

I musulmani hanno il Ramadam

per sapere cos’è lo spirito.

Buon Natale fratelli,

sorelle, Umani.

Uffa è rosso, Natale uffa.

Vorrei tagliare la gola ai ricchi,

Silvio escluso,

scrivere con il sangue buon Natale

sulle loro intelligenze,

spiegare la pertinenza dei miei accapo,

uffi è rosa,

liberare i carcerati e abitare un qualcos’altro,

fra mille anni;

e dire che c’era il Natale

un simpatico luccicante sorridere comunque,

sette miliardi di visi con guance da baciare

perché era Natale

e si faceva la fila per vivere

ballare, sciare, brindare.

Stella stellina che brilli lassù

ravviva il tuo lume che nasce Gesù.