Remus Tiplea


ERO IN CAMMINO

Ero in cammino

sulle strade fra i giganti di brina,

i brandelli di quercia nel cielo,

i solchi mi correvano incontro,

dominavo con lo sguardo un punto

abraso fra le nuvole,

la ferita grigioazzurra senza sangue.

Guardavo le piccole foto,

la mano si screpolava nell’aria invernale,

l’amico

al quale avevo mostrato la mia vita

come bava del respiro

ti vide per la prima volta,

e il modo in cui ti guardò

mi mantenne in vita.

Il gelido fango scuro dello stagno

ti seppellì,

l’acqua incombente

ti nasconderà per sempre.

Per cercarti

gli argini dello stagno erano troppo sottili,

piante di piedi sporgevano,

il mio dolore era un balordo,

respirai più profondamente,

non mi sovvenne nulla

se non la routine del gemere.

Più tardi vidi quelli che pattinavano,

il ghiaccio che sprizzava da sotto

mi rinfrescò,

volevo

vedere cantare le piastre da curling.

Quando più tardi, ostili,

stavano in cerchio,

seppi

che il gioco è finito.

Me ne andai.

Quel che vedevo

era rovesciato,

scivolato dentro di me, senza resistenza.

Ma lui stava fuori,

e teneva il mondo a distanza.

Le mie labbra erano ruvide,

il ventre ardeva,

le giunture cigolavano,

tu balzasti fuori

fino alle bacche rosse presso la casa.

Fui troppo vigliacco

per trovarti.

Alfred Kolleritsch