Gianni Izzo

LAS ANIMAS

Fuoco dovunque, fuoco mite di sterpi, fuoco

sui muri dove fiotta un’ombra fievole

che non ha forza di stamparsi, fuoco

più oltre che a gugliate sale e scende

il colle per la sua tesa di cenere,

fuoco a fiocchi dai rami, dalle pergole.

Qui né prima né poi nel tempo giusto

ora che tutt’intorno la vallata

festosa e triste perde vita, perde

fuoco, mi volgo, enumero i miei morti

e la teoria pare più lunga, freme

di foglia in foglia fino al primo ceppo.

Dà loro pace, pace eterna, portali

in salvo, via da questo mulinare

di cenere e di fiamme che s’accalca

strozzato nelle gole, si disperde

nelle viottole, vola incerto, spare;

fa che la morte sia morte, non altro

da morte, senza lotta, senza vita.

Dà loro pace, pace eterna, placali.

Laggiù dov’è più fitta la falcidia

arano, spingono tini alle fonti,

parlottano nei quieti mutamenti

da ora a ora. Il cucciolo s’allunga

nell’orto presso l’angolo, s’appisola.

Un fuoco così mite basta appena,

se basta, a rischiarare, finché duri

questa vita di sottobosco. Un altro,

solo un altro potrebbe fare il resto

e il più: consumare quelle spoglie

mutarle in luce chiara, incorruttibile.

Requie dai morti per i vivi, requie

di vivi e morti in una fiamma. Attizzala:

la notte è qui, la notte si propaga,

tende tra i monti il suo vibrio di ragna,

presto l’occhio non serve più, rimane

la conoscenza per ardore o il buio.

Mario Luzi