Alfred Weissenegger

VITA MINORE

La fuga dal reale,

ancor più lontano la fuga dal fantastico,

più lontano da tutto la fuga da se stesso,

la fuga dalla fuga, l’esilio

senza acqua e parola, la perdita

volontaria di amore e memoria,

l’eco

che non risponde più all’appello

e questo che si fonde,

la mano che diviene enorme e che sparisce

sfigurata, tutti i gesti insomma impossibili,

se non inutili

l’inutilità del canto, la purezza

del colore, né un braccio che si muova

né un’unghia che cresca.

Non la morte tuttavia.

Ma la vita: captata nella sua forma irriducibile,

senza più ornamento o commento melodico,

vita a cui aspiriamo come pace nella stanchezza

(non la morte)

vita minima, essenziale, un inizio, un sonno,

meno che terra, senza calore, senza scienza né ironia,

quello che si possa desiderare di meno crudele: vita

in cui l’aria, non respirata, mi avvolga;

nessuno spreco di tessuti, loro assenza,

confusione tra mattino e sera, senza più dolore,

perché il tempo non si divide più in sezioni,

il tempo eliminato, domato.

Non ciò che è morto, né l’eterno o il divino,

soltanto quello che è vivo, piccolo, silenzioso, indifferente

e solitario vivo.

Questo io cerco.

Carlos Drummond de Andrade