Lucrezia Senserini

AVVERBI DI LUOGO

Qua è dove sono io, ovunque sia,

sarò sempre qua, dove mi vedi.

Questa casa, questi volti, questi oggetti

stancano perché il qua stanca.

Qua viene sete di andarsene, sete di laggiù.

Ma laggiù è il luogo dove non potrò mai stare,

dove io sono impossibile. Ovunque vada,

il là dove sarò diverrà qua

e io ci sarò ad aspettare me stesso

con in mano un mazzo di rose tutte uguali.

Là è il tuo qua.

Là sembra un grido perché è dove fa male.

Io voglio essere là dove tu stai,

e tu qua, o meglio: noi due laggiù remoti, insieme

ché vivo è uguale a insieme.

Laggiù c’è l’amore che non c’è qua.

Quegli oggetti toccati dalle tue mani,

quello che pensi, dici, taci o sogni

quei luoghi dove stai senza di me,

quello desidero, quello mi occorre.

Ed essere il tuo là, il tuo alito sospeso.

Laggiù è la salvezza, il miraggio

nato dalla sete di stare qua.

Laggiù saremmo felici per sempre

stretta la foglia e larga la via

laddove il tuo qua e il mio là si riunirebbero.

Laggiù è pioggia cadendo

su questo deserto inaridito.

Laggiù è il Paese di Bengodi,

Eldorado, il non – plus – ultra.

Io sono qua, tu là, e noi due laggiù, ma quando?

Questo è pietra, Codesto è seta, Quello è mare.

Qua è focolare impossibile, intima assenza

odiato domicilio, carcere di ogni giorno.

Là calore del tu, mia la tua vita,

tesoro della tua isola, aria d’amore.

Laggiù, dove non siamo, piove sulla vita

che non sarà mai nostra e che ci attende.

Juan Vicente Piqueras