Denis Bogomolov

ESSERE UN’ANIMA

Non è facile essere un’anima. Ha dei vantaggi: posso entrare nella persona che voglio e farla parlare e muovere come fosse una marionetta. Grandioso. A volte, per vendicarmi, chiamo burattini le persone.

Al momento sono l’anima di un ragazzo che ha avuto un incidente con la moto ed è in coma da due anni. Il corpo è collegato a una macchina; non è molto interessante.

L’aspetto è gentile, ma la postura immobile. Troppo per i miei gusti. La sua anima, che sono io, è generosa e buona, nonostante il rancore la paura che mi minano da cima a fondo. Adesso è sospesa, libera di vagare e non so cos’altro. Ne ho l’autorizzazione. La cosa peggiore è che è limitata fin dall’inizio. E perché? Perché questa persona è innamorata. Innamorata di una ragazza di diciannove anni che non è innamorata di lui. Per giunta. È questa l’eredità che il ragazzo mi ha lasciato. La ragazza viene a fargli visita tutte le settimane, si chiama Eva e si crede una santa. Una santa verrebbe, perlomeno, tutti i giorni.

Rimane mezz’ora, con la faccia di chi è già alla veglia funebre. Si sente in obbligo. Caddero dalla moto perché lei voleva passare col rosso, tanta era la voglia di arrivare a casa per liberarsi di lui. Io sono un’anima buona, limitata, ma sicura di me. Cosa voglia dire, non lo so. Ho degli attacchi di lirismo. Si capisce, sono totalmente spirituale.

Non ci si potrebbe aspettare altro. I versi, per me, sono fiocchi d’avena. Quando entro in un burattino, mi nausea la materialità delle persone: le milze, le pulsioni, i movimenti intestinali. Il corpo è una casa temporanea perché è caduco – se Dio avesse fatto il corpo con più cura, avrebbe plasmato esseri perfetti, meritevoli di eternità, cioè capaci di accompagnare l’andamento dell’anima. Ma le persone sono elementari.

In fondo, meritano persino i piaceri e le sofferenze che provano nella breve vita che è loro concessa.

Prima di entrare in un burattino, entro in un crocifisso che ha al collo. In quanto anima, so che Gesù fu lapidato e non crocifisso ma, come ha già detto un prete inglese, “Chi pagherebbe le alterazioni architettoniche nelle chiese, per non parlare poi della gioielleria?”.

A chi piacerebbe camminare con dei sassi al collo? A Eva, solo che non ho modo di farglielo sapere.

Miguel Esteves Cardoso