ecco, è il limite lineare

questo crescere in alto di foglie che tagliano i polsi

mentre le sposto dagli occhi, dove piove

e da qui guardo il mare che sei. come mi dici gli abissi,

dei naufragi. la lunga durata delle correnti

quando le coste spasimano e il silenzio

è un affresco di stracci

allora. senti, non muovere l’isola sulla notte,

io verrò a morirci sempre sulle sue pietre

sotto il fiore dell’agave, che non c’è cura per il morbo

che infetta il sole nelle vene

non si annodano pezze d’alba

per calarsi dai muri di sale. fossi gabbiano,

ma ho sorte di sabbia

tu, di irrimediabile marea.