Anche le parole hanno
distanze prescritte: e
le poche emozioni
relegate agli àuguri, alle
partenze, alla brusca
frenata dell’auto di fronte
sono fatte di minimi
suoni. Ecco, anche
le parole scelgono
lo spazio bianco
tra loro: divise
da scaffali di ciò
che non si sa come
dire. Ma tra loro,
simili a fessure
dei tavolini del bar,
si infila di tutto.
Rimane un rumore
di fondo come il ronzio
del motore quando
l’aereo si spegne.