Remus Triplea

GLI INFINITI CREPUSCOLI

Amo le cose che consumate brillano

come se i crepuscoli fossero

fermi in esse ardendo per sempre.

I bordi delle sedie raffinati

dalla devozione chiara delle dita.

I bicchieri trasparenti per servire

sorgenti distillanti.

I selciati sottomessi all’ombra.

Le vesti sfilate dall’aria.

Amo la loro affaticata servitù

di diamante appagato,

la sommessa passione dei loro silenzi.

Amo la loro anima d’autunno che fu alta

e condivise gli occhi del miracolo.

Il loro modo di darci l’oblio,

senza pianto né violenza,

come una saggia prossimità che splende,

come la mano dell’amore senza nessuno.

Amo i libri vecchi

manipolati dalla luce,

i ciottoli che stanno nella mano

dove ardono paesaggi lontanissimi.

Perché va verso l’addio la loro lenta musica,

si abbracciano all’ombra senza gemere,

silenziose come di fuoco dimenticate dalle lampade

che restano sole al giungere dell’alba.

Laureano Alban