Talvolta, andando per monti, accade che il sentiero, prima così ben tracciato e sicuro, si faccia a poco a poco più stretto ed incerto, poi a malapena accennato, sempre più nascosto tra piccoli anfratti e dirupi e, infine, scompaia completamente in una indifferenziata radura d’erba rasa dal vento e sassi rosi dai ghiacci. Allora, per chi sale o per chi scende, alla fatica delle membra si aggiunge un sottile turbamento dell’animo che quasi non si osa confessare neppure a se stessi.

Quale la giusta direzione? Si guarda in alto, in basso, a destra, a manca. La montagna è sempre là. Serena, impassibile, sfuggente come una dea. Ci guarda e non parla. Forse però suggerisce… Continuando a destra si incontrerà un abbeveratoio, ma di là il sentiero diverrebbe ben più duro e scosceso… a sinistra c’è solo un impervio cammino tra interminate rocce… Dove, allora? Dubbi, congetture, fantasie, ricordi si accavallano e si confondono nella mente. Ma poi, riportato a terra lo sguardo, si decide quasi inconsapevolmente di continuare a camminare senza una direzione precisa, confidando in non si sa bene che cosa, avvolti nella più acuta incertezza. E si cammina. Inquieti, ma si cammina. Finché d’improvviso, con grande sollievo dell’animo, lo sguardo non s’imbatte su un sasso inconsueto, che appare là dove non sarebbe stato possibile non vederlo, marcato com’è da una rossa freccia direzionale. È un segno inequivocabile: siamo sulla giusta strada. Qualcuno qui è passato prima di noi e ha pensato a noi. Avevamo fatto bene a fidarci dell’istinto e della sorte. La montagna è buona se si lascia risuonare nella mente la sua voce silenziosa. Anche la fatica ora allenta la sua morsa e camminare sui monti torna ad essere quel che è sempre stato: un tributo agli dei che abitano quei luoghi.

Leggere o scrivere poesia è un po’ come andare per monti. Talvolta si ha la sensazione di essersi perduti. In quei frangenti, vengono in soccorso brevi citazioni, solitamente poste in evidenza all’inizio del libro o di una sua sezione, o anche solo in capo a una singola poesia. “Segni incisi su e per” – le epigrafi -, così come i vistosi sassi della montagna, sono in grado di indicare una direzione e, in alcuni casi, persino un intero orizzonte. Lasciati da chi, come accade in montagna, aveva temuto d’essersi smarrito, stanno lì a ricordare che è sempre bene lasciar risuonare la voce ineffabile ed eterna della poesia. Anche nei versi dei poeti infatti possono nascondersi gli dei.