Parole per la giornata mondiale della poesia – 21 marzo 2012

Oggi la battaglia mortale contro la bellezza ha realizzato l’equivalenza profetica cantata dalle streghe nel Macbeth di William Shakespeare (“Il bello è brutto e il brutto è bello… Fair is foul and foul is fair…”), rendendo gli opposti indistinguibili. Nei casi migliori l’arte indossa il lutto nostalgico della bellezza, dell’eroismo e dei valori, quando non celebra lo squallore delle figure del contemporaneo, oscillanti tra il deforme e l’insensato.

Si tende a dimenticare che la verità del reale si manifesta nelle forme di contraddizione che smembrano le configurazioni abituali della contaminazione col deforme, per rivelarci l’inconciliabile diversità della bellezza, la cui vulnerabilità è marchio dell’esistenza sulla terra. Mentre la forza distruttrice e ipnotica del pensiero del brutto cancella l’intensa alterità della differenza, la ferita che infligge permette al pensiero di definire lo spazio/tempo specifico delle forme della bellezza, isolate e irraggiungibili.

La bellezza sospende lo spazio/tempo fenomenologico aprendo il frammento alla totalità dell’essere, e la sua apparizione effimera comporta quel tremore interiore che è sintomo dell’incontro con una forma duratura. Oltre l’immoralità delle apparenze vuote e illusorie che sfuggono verso il gorgo mortale dei desideri sfrenati, l’amore della bellezza è qualcosa di più alto del possesso e permette di formare un’identità sradicata dalle deformità caotiche della vita quotidiana.