Hermann Maciej


CREDO NOTTURNO

C’é un libro che non leggo più.

Odora di chiesa e di soffitte, parla

di amore, di diluvi universali

e di un Dio trentenne e impavido,

un ragazzo di Galilea

senza peli sulla lingua,

con quattro buchi in corpo

e un fianco da mordere.

Parla di una strada lastricata

di buone intenzioni, addormentata

sull’orlo di un pensiero debole,

appesa a testa in giù.

“Tu credi?” Poco.

“Tu speri?” Ogni giorno.

Credo a chi non mi ha mai

capita, e mi ha amata lo stesso.

Credo a Sierva Maria e alla piaghe

che le ha lasciato l’amore;

alle notti che ho trascorso senza

di te, stretta nella morsa

del tempo e della censura.

Credo che esista una morale minima,

credo che la meccanica

abbia contaminato il divino,

e credo che il divino, a volte,

possa e debba trascendere la ragione.

Credo ai tuoi occhi, alle tue promesse,

alla piega che ti si forma sulla guancia

quando sorridi, ai tuoi orecchini di perla,

ai tuoi sogni, micro e macro.

Credo al tuo profumo, credo a queste carte.

Credo a Eugenio Montale,

ai suoi malesseri, al suo sogno perduto.

Credo a Sofocle, a Edipo, a Elettra.

Credo nel silenzio di chi si è arreso alla noia,

di chi si è concesso al primo venuto.

Credo che l’amore sia eterno ma mortifichi.

Credo in te che in me non credi.

Credo nel Destino, nelle coincidenze,

nelle premorienze. Credo alle premesse,

mai alle promesse.

Credo al freddo, al fuoco,

alla Terra. Credo al tempo

che passa e ci incornicia di rughe.

Credo che i demoni esistano

e che possano volare. Credo che ti amerò

finché un passato imperfetto ci separerà.

Credo nel mio coraggio e nella mia arte

di disperazione. Credo che gli occhi

costruiscano più delle mani,

credo non ci sia tempo da perdere.

Angela Pirrotta