FORTUNA DELLA PORTA

Gramaglie e frattaglie – LietoColle 2011 – pagg. 49 con CD audio – Euro 15


di Mariagrazia Carraroli

Fortuna Della Porta, nata a Nocera Inferiore (SA) , vive a Roma. E’ scrittrice, poeta e critico letterario, presidente dell’Associazione Culturale “ Le Melagrane “.

Ha pubblicato sei raccolte di versi, un’opera teatrale, racconti e due E-book, il primo nel 2007 “Labirinti ” e recentissimo, nel febbraio 2012, “ La casa di Gaia “, romanzo pubblicato nelle edizioni de La Recherche : una saga familiare vivace di agilissima lettura, una ricerca delle radici più genuine della propria storia, un tuffo, affettuosamente memore e grato, nel costume e nelle tradizioni della sua terra.

Il libro “ Gramaglie e frattaglie “, edito da LietoColle nel 2011 e contenente un CD audio con i testi poetici recitati dalla stessa autrice accompagnata da un suggestivo commento musicale, porta la prefazione di Lino Angiuli che parla del lavoro della poeta definendolo : Action poetry dalla cifra mistilinguistica con due funzioni : quella eliotiana de La terra desolata (…) e quella del compianto corregionale di Fortuna, Michele Sovente.…, quel Sovente poeta dei Campi Flegrei, deceduto nel 2011, autore neodialettale insieme ad Achille Serrao e a Tommaso Pignatelli, poeta che mescola, così come fa nel suo libro la nostra autrice, italiano moderno, latino e napoletano vernacolare.

Una modalità, questa, usata da Fortuna Della Porta, mischiando le lingue come fa l’Arcimboldo della copertina del suo libro, con frutta e verdura, o Kandinsky e Picasso con linee e colore, o ancora, come si realizza il mosaico con le diverse tessere multicolori .

Le immagini che troviamo all’interno del libro accompagnano e danno ulteriore luce ai testi, si aprono con la riproduzione d’un naufragio dipinto da pittore settecentesco e si chiudono con il bellissimo mare di Amalfi raffigurato da un pittore del secolo scorso. Non a caso. L’autrice, infatti, all’inizio del suo percorso poetico, dichiara con versi frangenti tutto il suo sdegno per una contemporaneità che stilla sangue e massificazione, in totale balìa dei media e delle parole d’ordine dei potenti : un mare in tempesta il suo spirito che alla chiusa del libro, invece, s’intenerisce dentro le onde quiete che lambiscono la sua terra… dolce e carnale . Tenerezza, però, che mista ad una cocente amarezza , piange l’odierno , umiliante sfregio del territorio campano.

L’inquietudine per il sonno della ragione, per il naufragio che sembra coinvolgere e travolgere l’umanità stessa, e la constatazione dei mali del tempo in cui viviamo , fanno fremere i versi come i flutti impazziti dipinti da Turner, in una denuncia che non si ferma alla prima stazione e percorre tutta la silloge.

L’autrice avanza di composizione in composizione in gramaglie per il lutto della bellezza ferita, sosta ad osservare un mare origine di vita e sposo alla Terra di tutte le terre che l’oggi avvelena e soffoca.

Veleno e morte corrono per le strade di un mondo percorso da orrori.

Richiama Tibullo, alla cui domanda : chi fu il primo a forgiare le spade ? risponde ironicamente e drammaticamente citando le guerre e le bombe intelligenti, le mine antiuomo, cui fa eco beffarda una marcetta militare.

Di denuncia in denuncia, l’autrice sottolinea e scrive di un’altra guerra, di altre armi. La guerra per il successo e la facile visibilità mediatica combattuta in particolare dalla donna che spera di raggiungere l’ideale di bellezza dettato dalla moda e dai video, passando attraverso l’affilatezza delle lame della chirurgia estetica.

A tali donne, Della Porta contrappone l’esempio d’intelligenza e cultura di Eleonora Pimentel Fonseca , condannata a morte nel 1799 dai Borbone per aver partecipato alla Repubblica Napoletana e, più avanti, rende omaggio alla saggezza, alla laboriosità, alla generosità delle donne del Sud, rappresentate dell’ava che impastava lu pane / lo accresceva usque a dimane, una vita, quella della nonna, di condivisione umana, cantata a filastrocca, e bruscamente frenata, poi, alla pagine seguente, dalla consapevolezza d’un modo di vivere contemporaneo lontano da quel calore e da quella storia, fattasi oggi fangosa e avvelenata, così come la terra tutta, la terra del Sud, in particolare. Quella dell’autrice che la ricorda golosa di ginestre,/ gigliata di storia e infiocchettata di gente e che ritrova irrimediabilmente deturpata.

Una terra, un mare dalla luce trasparente, come appare nel dipinto di Scoppetta, la cui riproduzione, da me accennata all’inizio, chiude il libro. Luce e trasparenza che stridono con i versi di Raffaele Petra, duca di Vastogirardi e Marchese di Caccavone, citato dall’autrice a conclusione amara del suo originale percorso poetico. Sono versi che chiusero l’esistenza di quel poeta il quale, con l’ultima sua quartina riportata a sigillo del libro da Fortuna Della Porta, sembra abbandonare ogni speranza.

Libro di denuncia, questo “Gramaglie e frattaglie” di Fortuna Della Porta, dove si mescolano con i diversi linguaggi, sentimenti di rabbia, nostalgia, ironia, malessere, amarezza, voglia di cambiamento, giocosità e disillusione.

Un mixer poetico e linguistico che affascina il lettore e più l’ascoltatore per il ritmo e la sonorità incalzante della scrittura stessa.