Anche l’anima deve nutrirsi

Franco Manzoni recenscisce Il cibo senza nome sul Corriere della Sera del 20 febbraio 2012

Esistono spazi distinti, paralleli, simultanei, in eterno conflitto. Stanze diverse di meditazione e canto: l’arco dell’ascesa verso illuminazione e beatitudine, a cui si contrappone lo scivolamento nel vuoto che nutre morte, angoscia, caos, ossessione.

Tuttavia, l’avvenuta sovrapposizione inestricabile delle due zone conduce oggi l’uomo ad essere distante e sordo persino alla parola, il nutrimento che all’inizio delle civiltà non possedeva appellativo. Non a caso la silloge Il cibo senza nome di Pasquale Vitagliano (Lietocolle) si presenta divisa in sezioni opposte: Dentro e Fuori. Tutto ormai pare vacuo e perso, tolto il valore sacrale di essere fiato di qualcuno, di vivere per un preciso fine.

Una poetica originale, che alterna materia fisica a visioni e richiama la forza drammatica, contaminante, istintiva ed eretica di Pasolini e Testori. Esausto, rassegnato, al termine del viaggio esperenziale l’autore suggerisce di restare immobili, in lista d’attesa, mentre il tempo concesso prima del terremoto estremo si fa istante più breve di un attimo.

Franco Manzoni