Maria Luisa Spaziani e Rita Levi Montalcini

In un dolce pomeriggio di aprile, nel giorno stesso del suo centesimo compleanno, riuscii a catturare tutta per me Rita Levi Montalcini. Eravamo da tempo amiche, certo, ma stare a lungo sola con lei era difficile. C’era un continuo afflusso di visitatori anche non previsti, e il discorso si interrompeva anche per telefonate urgenti. Quel giorno, invece, eravamo sotto un pergolato di glicine, e siccome la ‘festa’ per lei durava dalle quattro a sera tardi, capitò invece che per più di un’ora potessimo parlare davvero, o per meglio dire potessi ascoltarla senza interruzioni.

Come anni prima mi era capitato con Marguerite Yourcenar, con Rita non si parlava mai ‘del più e del meno’, non si commentavano fatti di politica o di cronaca, non si indugiava sui nostri reciproci acciacchi, non si commentava il tempo come si fa nei salotti inglesi. Io mi predisponevo ad ascoltare le cose sempre importanti che affettuosamente comunicava a un suo interlocutore.

Ma se io ero un’appassionata ascoltatrice, purtroppo questo non vuol dire che potessi capire tutto. Il linguaggio scientifico, forse fin dall’infanzia, era soprattutto il suo. Da una vastissima pianura spuntavano come i becchi dell’iceberg delle formule e delle parole che ho captato al volo senza poterle inserire in una logica comprensiva. Che cosa saranno gli ‘isòtopi del sistema limbico’? Captavo qualcosa, alla cieca, ma mi accorgevo se la gentilissima amica scendeva qualche volta a livello di chi per tutta la vita si era mossa e si era espressa in un ambito diverso, quello della poesia, e che la gentile creatura che parlava si stava ricordando generosamente di me e di quanto io potessi captare. Ebbi l’impressione che in quel momento insinuasse il tema della poesia, per lei così importante, nel discorso principale. Ho mentalmente registrato il resoconto dei suoi studi sul cervello che sullo schermo scientifico registrano certe emozioni. Azzardo. Il flusso del sangue si accresce in una zona specifica se passa un’emozione: se nel corso di una lettura di versi l’emozione cresce, lo schermo ci mostra in immagini successive che potrebbero, come nell’adorazione, nel timore e nella paura, sfiorare stati patologici. Avrò registrato bene dentro di me? Una cosa mi pare certa, che come bravissimi traduttori simultanei dei congressi, io traducevo le sue parole in immagini e sentimenti miei, ma come personale contributo da una cosa scientifica facevo una favola.

Più o meno le cose stanno così: l’uomo primitivo era a uno stadio fra l’animale e il bambino, il suo cervello era piccolo, di colore uniforme, e nessuno avrebbe potuto prevedere le future circonvoluzioni e soprattutto la materia grigia. Diciamo che al nucleo centrale della rosa o della cipolla si sono andati via via inserendo i veli e i petali successivi, il processo ha riguardato milioni o miliardi di anni, e nessuno saprà mai quando nella percezione di un battito, di un ritmo, si sia inserita l’intuizione di una nota, come nessuno saprà mai a quale strato millenario si inserì la differenza fra un do e un do diesis.

Quindi sulla melograna del cervello primitivo il richiamo profondamente inconscio di un grande avvenire cominciò a fabbricare una prima corteccia, proprio come se nei muri della nostra casa troppo piccola praticassimo dei buchi o delle fessure per costruire oltre. Una corteccia seguì l’altra, e intanto si faceva la scoperta del fuoco, della ruota, della scrittura cuneiforme e di quello zero degli arabi che i romani ignoravano. Per dirla con il Focolo, si inventavano così ‘nozze, tribunali e are’.

Noi desideriamo dire che per strati e illuminazioni successive è nata la poesia, quella che secondo Rita è più importante della musica perché, inglobando tutte le virtù della musica, aggiunge tutti i poteri della parola. Poeti da prima di Omero a oggi ne abbiamo letti e amati tanti, sempre ritrovando in loro quelle cose sublimi e subliminali che sfuggono al novanta per cento degli uomini, quelli che l’ultima delle cortecce, la neocorteccia, fisiologicamente ce l’avrebbero, ma non sanno che cosa farsene come due secoli fa si imprecava contro quella cosa sporca e inutile che era semplicemente il petrolio.

I grandi potenti del mondo dovrebbero pensare a quella specie di aureola che circonda il nostro cervello e che corrisponde alle zone alte del pensiero e della fantasia. Le persone intelligenti la considerano l’aureola massima, ma con grande emozione ci domandiamo se la neocorteccia sia destinata ad espandersi, a scoprire altre luci e altri tesori, quelli che di volta in volta a piccoli passi trasformano il mondo.