L’EQUIVOCO DELL’AMORE

(…) Il senso più forte dell’amore non si trova nel “genio della specie” e nemmeno nell’annullamento dell’individuazione. Avrebbe queste intensità tempestose l’amore, questa gravità inumana, se fossimo soltanto strumenti e ci perdessimo personalmente?

Come ammettere che ci coinvolgiamo in tali enormi sofferenze unicamente per diventare vittime? L’uomo e la donna non sono capaci di tanta rinuncia né di tanto inganno. In fondo amiamo per difenderci dal vuoto dell’esistenza e come reazione ad esso. La dimensione erotica del nostro essere è una pienezza dolente, fatta proprio per riempire il vuoto che è dentro e anche fuori di noi. Senza l’invasione del vuoto essenziale che corrode la nudità dell’essere e distrugge l’illusione indispensabile all’esistenza, l’amore sarebbe soltanto un facile esercizio, un pretesto piacevole e non sicuramente una reazione misteriosa a un’agitazione crepuscolare. Il niente che ci circonda soffre la presenza dell’Eros, che è anch’esso ingannevole e cerca di colpire l’esistenza.

Di tutto ciò che viene offerto alla sensibilità, l’amore è il meno vuoto, al quale non si può rinunciare senza aprire le braccia al vuoto naturale, comune, eterno. Concentrando in sé un massimo di vita e di morte, l’amore costituisce un’irruzione di intensità nel vuoto. Avremmo potuto sopportare la sofferenza dell’amore se questo non fosse un’arma contro la decadenza cosmica, contro il marciume immanente? E saremmo stati in grado di scivolare verso la morte, attraverso incantamenti e sospiri, se non avessimo trovato in esso una forma di essere fino al non essere?

Emil Cioran