Daria Endresen

L’ERRORE

Quello che veramente ami rimane,

il resto è scoria.

Quello che veramente ami non ti sarà strappato

quello che veramente ami è la tua vera eredità.

Il mondo a chi appartiene, a me, a loro

o a nessuno?

Prima venne il visibile, quindi il palpabile

Elisio, sebbene fosse nelle dimore d’inferno.

Quello che veramente ami è la tua vera eredità,

la formica è un centauro nel suo mondo di draghi.

Strappa da te la vanità, non fu l’uomo

a creare il coraggio, o l’ordine, o la grazia.

Strappa da te la vanità, ti dico strappala,

impara dal mondo verde quale sia il tuo luogo,

nella misura dell’invenzione, o nella vera

abilità dell’artefice.

Strappa da te la vanità, Paquin strappala!

Il casco verde ha vinto la tua eleganza,

“Dòminati, e gli altri ti sopporteranno”.

Strappa da te la vanità,

sei un cane bastonato sotto la grandine,

una pica rigonfia in uno spasimo di sole,

metà nero metà bianco

né distingui un’ala da una coda.

Strappa da te la vanità,

come son meschini i tuoi rancori.

Nutriti di falsità.

Strappa da te la vanità,

avido di distruggere, avaro di carità.

Strappa da te la vanità, ti dico strappala.

Ma avere fatto in luogo di non avere fatto,

questa non è vanità. Avere, con discrezione, bussato

perché un Blunt aprisse,

aver raccolto dal vento una tradizione viva

o da un bell’occhio antico la fiamma inviolata,

questa non è vanità.

Qui l’errore è in ciò che non si è fatto,

nella diffidenza che fece esitare.

Ezra Pound