Spazio e tempo in musica: una trilogia necessaria

Non avrei voluto, ma l’emozione ha sospeso già dai primi versi la lettura della poesia: Se la penna si ferma, per timore di perdere per sempre il fascino di una vibrazione fuggente. Quei versi sembravano tesi alla bitta di una nave che si chiama Melodia Cercata. Nervosi, erano pronti a salpare.

Dio è qualcosa/ che, essendoti davanti al mare,/ taci, e – se la penna si ferma,/ lui è avanti, dopo ma qui,/ nel sorriso breve e nell’ombra solita,/ veloce come rossi scoiattoli, là/ dove la pupilla si guarda nello specchio/ e vede in un lampo anche l’amore,/ la sfera del tuo sguardo che si muta in luce…

Poi il dialogo ha ripreso respiro e ancora si è interrotto come se si fosse agganciato per un tratto ad una riflessione circolare, una sorta di mulinello rotante, che lo ha affondato, per rilasciarlo in seguito più rapido di prima.

…non gli occorre quasi parola, sta/ nel fermo sasso, nell’acqua increspata,/ nella corsa della nuvola oltre il tempo,/ nel suono della ghiaia, anche nella/ bibita ghiacciata che d’estate dà frescura…

Michele Porzio in tutta la plaquette sembra quindi uscire da se stesso, andare oltre il tempo e guardare dall’alto una stagione che smuove di continuo cose e persone, gente che non muoiono mai perché da lassù la vita sembra sempre precedere l’attimo fuggente.

…c’è certo un luogo/ dove l’attimo riposa/ sopra l’attimo,/ la piega chiara/ più del sole, il pensiero/ là si fa riviera, gomito/ di luce , onda/ di sogno, coro,/ melodia cercata.

Il poeta vuole fare ordine. Dio è l’istante, la cifra opaca, un gheriglio che non è solo protezione contenente; Dio è matrice, perciò materia replicabile in eterno.

Da cosa evince questo? E’ possibile che l’azione possa precedere il pensiero e prevederne la direzione? Per Michele Porzio l’apparente controsenso si supera quando il tempo non è più tempo dimensionabile ma è guardato da oltre, come attimo fuggente. La musica si avvale allora della capacità di trattenere a sè lo spazio come Nous ancor prima di essere calato nel reale per comprendere il tempo. Ecco che lo spazio ora si avvale di una vocazione primaria incorruttibile che, come si sa, lo preserva da un limite, da una misura. Infatti il poeta porta il detto wagneriano in esergo alla poesia: La musica ricorda: Dove la musica non può procedere oltre arriva la parola. Se la parola è lo spazio che procede ab eterno, ora la musica, cioè il tempo, può essere guidata dalla parola e diventare spazio musicale, cioè infinito.

Intatta cosa, albore che fruttifica/ al sole del silenzio, si nutre/ di tempo, assapora l’attimo, dalla/ durata trae la tersa eternità…/ musica, mondo quando splende/ senza bisogno d’altro che se stesso,/ non so dirti – so solo che sei senza/ rimpianto la via senza ritorno,/ la svolta che d’ogni lacrima fa pace.

E’ per questo che la musica ha il potere di accordare due vie, lo spazio e il tempo. E’ proprietà musicale lo sguardo che intuisce nell’armonia la sintesi trinitaria. Non potrebbe essere altrimenti, l’ultimo Adamo è quello che noi cerchiamo nel suono puro dell’apocalittica scienza. Lo chiamiamo frequenza mistica, oppure armonia delle sfere.