Periferia

Vedi là , nipotina mia,

là, dove sorgono palazzi che accecano orizzonte e sole,

alti, … uguali

come loculi cimiteriali …,

là era periferia, bruna verde ricca d’allegria:

girava in tondo e ti portava in un altro mondo.

Era ogni sua cosa strana.

Avevo la tua età, l’età dell’illusione

e la periferia, con occhi verdi al sole

e la bocca spalancata per la meraviglia,

era pronta a inghiottirmi in un batter di ciglia.

Era ogni sua cosa strana.

Là vidi per la prima volta la lattuga nel suo letto bruno,

tenero pascolo in fresca ombra di spumeggiante lumaca;

là il fiore fatto pesca e una lacrima di resina pendente

appiccicarsi alle dita come miele

e le formiche faticare in fila indiana

con ordine e diligenza fino alla tana.

Là erano i prati,

ora è deserto d’animali e piante.

Là giocavamo tra bande a far la guerra

con tanto di proclama a conquistar dei tedeschi il bunker

tra duelli di lotta libera e sassaiole crudeli

tra lucertole in precipitosa fuga.

Credimi, … ma non puoi …

come puoi senza termine di paragone?

Tra me e mio nonno non ci fu frattura:

vedeva lui ciò che ho visto io,

giocava lui a farsi grande dove ho giocato io.

S’è spezzata la corda ed io per te son morto,

son morto dentro, ché l’ombra ti lascio in dono della mia periferia,

di fanciullo l’ombra dell’anima mia.

Conclusa è la lenta dissolvenza

trapassata la visione,

vivrà per poco la mia memoria e tutto finirà in gloria.