Come gli uccelli a primavera dormo la notte con gli occhi aperti e vedo nel buio, al di là dei muri, orme nell’erba di passi guerrieri. Voragini senza scampo, ornamenti di minaccia, innocui ghirigori sul prato a tracciare la via dei pellegrini fino alla tomba sull’albero o nella siepe, dove ogni secondo il crimine si compie… Polveri sottili, cani randagi affamati, gatti che divorano uova nei nidi, erba e fiori calpestati dalle orme nel giardino. Il giardino delle rose, un tempo custodito dall’occhio interno del poeta, riserva sorvegliata di memorie e cavalieri, abbandonato dal tordo e dalle api, a fare cerchio intorno al rovo, senz’allarme si abbandona alla razzia.