Gabor Kanovits


FEMMINILE ALL’ESTREMO

Io v’ho detto, i conti tornano precisi.

Sono ottimista, restia come i sonnambuli

che vanno sull’orlo dei tetti a tastoni.

Il graffio di un silenzio assurdo, confitto in necrosi

mi sana la brama, tutti i giorni.

I gigli spudorati mi fanno le beffe,

le ore spiegano in aria tunnel e mura lunghe.

La mia carne triste o solo assente

produce con ansia le rughe.

Il mio sangue rompe persiane nascoste

nello sconosciuto, innominato, profondo.

Di notte, nel sonno, arriva un lupo scocciato

e mi dice: “Forse neanche domani ti mordo!”

a minacciarmi almeno con forza,

per non parlare di tenerezza o amore.

Solo la zanna dell’attimo agguatta

la mia vena giugulare.

Faccio inchini e piroette

pago tre volte di più e alla fine

per equilibrio e pace dell’universo

vi dico ogni giorno che sto bene.

Quindi, finche saprò la proporzione perfetta

fra bianco e nero, fra nettare e veleno

scrivo e firmo senza complessi

quest’ode femminile all’estremo.

Daniela Crasnaru