Francesca Ruth Brandes possiede una sensibilità intuitiva che non teme di porsi in collisione con tutto ciò che già si conosce, con ciò che si ha sotto mano e che non ha bisogno di alcuna previsione. Ma il poeta in: Della Libertà, ci rassicura: La contraddizione/ essenziale del pensiero/ quasi l’ombra/ che attende il riscatto/ del mio erratico dibbuk/ di vita in vita/ induce/ a non circoscrivere/ fare inventari e cataloghi/ scambiando/ il fine con il mezzo./ Posso andare nei mondi/ e mutare con l’aria/ trattenere l’orlo che mi scappa/ Franz K. /Strappare la nostalgia a mani nude./ E non ci sono confini né scelta.

La sapienza di Ruth infatti nasce dall’ intus-ire, da qualcosa che si porta dentro. Perciò la sua sapienza si avvale dell’intuizione, è un punto fermo, un luogo-non luogo da dove proviene l’anima e che heiddeggerianamente pone l’uomo solo davanti all’esserci. …E non c’è cura/ nell’inerzia/ a tralasciare/ disperdere il tesoro/ spegnere sorrisi/ Nella legge del mondo/ c’è la mia carezza/ testarda/ l’abbraccio impervio/ l’esserci nostro/ l’esserci esserci essere. Essere nell’undicesimo giorno quindi vuol dire vivere in bilico come funamboli tra l’agire ed il restare fermi in attesa di compiere l’ultimo passo, quello decisivo. E’ l’attimo che precede l’inafferrabile, la caduta nell’abisso, ma è anche l’attimo che contiene tutta una vita. Ogni parola in quel mentre ha già un senso compiuto, è già un verso e un poema intero.

E’ il poema della vita che viene scomposto in parole e poi restituito al canto. Ogni poesia ha una superficie di significato lungo come un orizzonte che quando lo avvicini arretra e trasferisce la coscienza incontro alla rivelazione mistica. E’ il senso infinito del poetare, è l’essere sempre all’undicesimo giorno quando vivere è pensare dimenticando di avere già pensato, come una nuova alba che ha perduto la notte e ora, timida, ad oriente sa che brucerà di splendore come annuncia lo Zohar.

…nonostante/ e nonostante ama/ il passaggio delle lune/ la curva della tua spalla/ l’ora mattutina/ profumo della risacca/ siamo/ nel giorno alto/ densità dell’aria/ madre selva/ schioccare del raggio. /E tutto è gioia/ per un attimo/ infinito/ tutto è pieno./ Sì, l’undicesimo giorno è il vivere pieno di tutto, è il fare di un giorno una vita, piegare una parola dieci, cento, mille volte, darle dieci, cento, mille nomi e poi lasciarla libera di navigare sull’acqua verso l’orizzonte, fino a quando si perde. Solo allora arriverà il dodicesimo giorno.