La prima volta che vidi Donato Di Poce ebbi un sussulto perché mi resi conto che di fronte a me avevo una persona di una vivacità e di una solarità fuori dal comune. L’empatia scattò fulminea, così come il desiderio di conoscerlo meglio attraverso le sue numerose pubblicazioni. Qualche mese fa Donato mi chiese se avessi avuto piacere di scrivere qualcosa sul suo Nuvole d’inchiostro, ed eccomi qui a raccontarvi di un libro che ho letto, riletto e mai depositato nel limbo della polvere.

Vai sempre fino in fondo… perché ricorda che: «Una piccola dose d’intelligenza nuoce gravemente alla salute».

Inizia così il mio viaggio personale all’interno di Nuvole d’inchiostro, accompagnato da una dedica speciale molto gradita e che mi ha aperto all’universo dell’aforisma contemporaneo.

Gli aforismi mi incuriosiscono da sempre. Nel passato ho letto con piacere quelli dei maestri, i classici ma mai – prima d’ ora – mi ero dedicato alla lettura di autori “giovani”…

Nuvole d’inchiostro occhieggia da qualche mese sul mio comodino e mi ha confortato spesso con leggerezza, la stessa indicata nel sottotitolo dell’opera. In queste “Nuvole” mi sono perso e ritrovato ripetutamente, ho viaggiato felice tra i suoi “Pensieri capovolti” e i suoi “Lampi di verità”.

«Non viaggio mai / senza i miei sogni» – «Scrivere è una cosa troppo importante / per lasciarla fare solo agli scrittori» (pag. 18). È proprio nella sezione “Pensieri capovolti” che alcune perle preparano all’intero piatto, perle preziose e senza tempo, estratte da ostriche raccolte nei mesi senza “r”.

Ascolto l’aureo segno del lamento, la voce che non teme il confronto, l’aria che si raduna per prepararsi al nuovo uragano, quel twister che di colpo tingerà di vero il senso della parola.

Donato Di Poce è un fiero testimone del verso e dell’aforisma, un prode sindaco, esule orgoglioso in attesa di collocazione, combattuto com’è dal suo altro grande amore: l’arte nell’espressione visiva.

Riabbracciando il suo libro (mi scuso per la digressione) sono rimasto colpito dal condensato di piacere che vibra da ogni singolo scritto, dalla capacità di emozionare e di favorire riflessioni, proiettando dal testo immagini che indosso e conservo come un regalo d’annata. Sì, d’annata: Donato Di Poce è come un ottimo vino d’annata, un condensato di bello e significante come raramente mi è capitato di leggere: «I provinciali amano frequentare / i luoghi d’elite. / Per questo sono sempre così affollati» (pag. 21). In questo aforisma è presente un’immagine fotografica nitida, un ceto sociale ben preciso, un percorso dinamico-evolutivo, l’impalpabile missione del sogno…

Donato non rinuncia mai al suo patrimonio naturale costituito da bellezza, leggerezza e dono della sintesi.

I suoi scritti si snodano nitidi, privi di nastri e orpelli: «I grandi poeti / amano le cose minime» – «Anche gli alberi a primavera / scrivono poesie. / E gli stupidi pensano che siano fiori»

Non manca il senso della sofferenza, un disegno di velata impotenza che riaffiora in passi come «Se ti viene voglia di fare il poeta / siediti e aspetta che ti passi» (pag.23). è una sintesi efficace della comprensione dell’uomo e del suo vivere a tutto tondo, è musica classica nel fluire del suo suono senza tempo. Nulla è la paura del bianco, viva è la stagione di un paesaggio che mai si addice alla rinuncia.

L’amore per la verità vive al centro del pensiero dell’autore, brilla nella forza del suo taccuino quotidiano.

Donato è lucido nelle sue annotazioni cariche di vita e poesia: «solo la poesia è vita. / Tutto il resto è letteratura» (pag. 27). La sua dimensione del reale traspare nella vena ironico-sardonica: «Cos’è un dirigente? / Un idiota intelligente / che invece di prendere decisioni / indice riunioni» (pag. 26) – «Diffidare vuol dire capire / dove l’altro vuole arrivare» (pag. 27).

La medesima ironia sussurra toni di diverso colore quando incrocia la passione e l’amore. «Il vero amore non ha bisogno di parole. / L’indifferenza nemmeno» (pag. 28) – «Gli aforismi sono arcobaleni di luce / che illuminano il cielo / con un sorriso» (pag. 29) – «La prosa è una sottile forma / di dissenteria mentale» (pag. 30).

In alcuni passaggi, Di Poce sembra lasciarsi andare senza freni, vive il significato come un’evasione autorizzata, in cui parole e luoghi comuni assumono i connotati di Re e Regine, distribuendo una figura poetica che non sa negarsi all’aforisma e viceversa, nonostante tutto. «I poeti / sanno inventarsi problemi / per ogni tipo di soluzione» (pag. 31).

Nella seconda sezione – “Lampi di Verità” – Donato entra da maestro nel ritmo e nel profumo dell’amore, disegna con il suo prezioso inchiostro solchi che non potranno essere dimenticati.

«I baci / sono pensieri d’amore contaminati» (pag. 35) –«I poeti volano ovunque / per non calpestare / le impronte di Dio» – «Vivere nel peccato / ci preserva dalla tentazione» (pag. 36). In questa dimensione l’autore ci ricorda l’importanza del sentimento dell’amicizia e del suo valore nella quotidianità. «I pensieri di Alberto Casiraghy / sono nuvole senza confini» (pag. 38) – «Gli aforismi sono nuvole / che non so trattenere» (pag. 42).

La poesia traspare sempre, come un valore aggiunto: la si assapora e la si accarezza come naturale traduzione dei suoi pensieri, si srotola dal suo bozzolo per mutarsi in seta. Le riflessioni sono costanti e mai banali, radunano le immagini, le elaborano e ci restituiscono un condensato di verità assolutamente raro. «Il poeta è un contadino / che semina metafore / e raccoglie stupore» – «Vorrei scrivere leggero / solo per imparare a volare» (pag. 43).

Donato manifesta il coraggio di osare, di essere trasparente e palese del proprio sentire, indifferente al giudizio degli altri, alle sentenze dei critici, nella scrittura e nell’arte. «Un critico ha scoperto / la mia doppia vita. / Speriamo non si accorga della terza» (pag. 44) – «Un cattivo giornalista / è uno che scrive / molto più di quanto pensa» (pag. 46) – «Il critico d’arte cerca indizi di bellezza ovunque: / L’artista invece distrugge le prove» (pag. 51).

Nel volume, così pervaso da leggerezza, sono presenti anche “Esercizi” tutt’altro che “leggeri”, a testimonianza della profondità di pensiero e dall’amarezza che spesso esonda da una osservazione del reale. Protagonista assoluto resta il dubbio che attanaglia sempre colui che pensa: «Io non ho certezze / e non ne sono / nemmeno sicuro»(pag. 55).

Mi permetto di rispondere all’autore con lo strumento dell’aforisma: «Il respiro / di un filo d’inchiostro / tramuta l’anima / in poesia».

Maurizio Alberto Molinari