Riflessioni leggendo la plaquette Sono aratro le parole di Maurizio Rossi

di Antonietta Tiberia

Chiunque scriva poesie ha un motivo per farlo, se non altro la fantasia e la capacità di riuscire a mescolare ricordi ed emozioni, talvolta anche tristi, riassumendo i particolari più nascosti del vivere quotidiano, quelli che si dimenticano il giorno dopo, quelle azioni che passano inosservate ma che riflettono il nostro vero animo, il nostro modo di vivere, il nostro enigmatico e bizzarro io. Tramite analogie tra oggetti e sentimenti è però capace di comunicare intuizioni altrimenti indecifrabili.

Come diceva Bergmann: «Ci sono biografie nascoste nelle nostre voci che ci parlano di mondi abitati che spesso non vogliamo disabitare ma che vivono di suoni propri e spesso, vincono».

L’importante è guardarci, senza grandi discorsi scientifici, psicoanalitici da convegni ma, anzi, con la semplicità del saper raccontare, anche, sì, con il senso delle emozioni. E non è cosa da poco.

La poesia non deve necessariamente occuparsi di casi straordinari o eccezionali, ma può benissimo occuparsi della vita quotidiana di tutti, che a guardare bene non è mai banale o scontata. La sfida non è mai la distanza da percorrere, ma l’attitudine, la condizione del nostro spirito. E il premio è esporsi ogni volta alla bellezza del mondo.

Nella lirica “Animus e anima” Maurizio Rossi sembra suggerire il modo migliore per godere la natura “dal basso”, senza la presunzione di dominarla, al contrario lasciandosi catturare. Partendo da una sola piccola idea ha buttato giù inchiostro sulla carta, tanto per fare due chiacchiere:

Sbocciano fiori d’acqua

sull’asfalto specchio di cielo

[…]Emergono foto

di altri stagioni

fiori di sole,

d’erba e di cielo

La sensibilità del poeta che cerca di esprimere le atmosfere e le suggestioni che irrompono improvvise, risvegliate dal ricordo, tra le allucinanti apparizioni di un universo in crisi sempre sul punto di dissolversi

Abbiamo appiattito la terra

stendendo pianure d’asfalto

è talmente evidente da non necessitare di molte parole.

Universo esterno e universo interiore si equilibrano nella poesia di Maurizio Rossi, che sa gettare lo sguardo sulla realtà circostante come dentro se stessa con uguale intensità. Il tempo è uno dei fili conduttori:

Lenta s’avvolge

la chiocciola del tempo

Il suo linguaggio è spontaneo, la sua lingua poetica resta, quasi per miracolo, sempre uguale a se stessa: pura e cristallina, trasparente, non allusiva ma senza traccia alcuna di sfrontatezza. Le sue poesie sono pervase dal desiderio dell’immedesimazione con la natura. I sentimenti che le ispirano sono i sentimenti dell’uomo comune, nel quale tutti noi finiamo per riconoscerci.

Sul versante stilistico, l’evidenza metrica consente di accostare, in questa vivace raccolta, versi di misura maggioritaria (endecasillabi) a versi più rapidi (settenari e quinari) ben armonizzati tra loro.