Appena ho avuto tra le mani il libro di Fortuna Della Porta mi hanno subito colpito il titolo, “Gramaglie e Frattaglie” e la copertina, un famoso quadro sui Vegetali (capovolti) di Arcimboldo a rappresentare l’esoterico e l’enigmaticità nell’evocazione di atmosfere grottesche. Le gramaglie, abiti a lutto o drappi funebri con cui si coprivano i catafalchi, mi hanno fatto venire in mente canti e leggende di mondi misteriosi e affascinanti, ma anche le fiabe e la poesia popolare, come le invocazioni corali delle lavandaie rivolte al sole, espressione spontanea del popolo; come le farse, le ballate, nonché la “villanella” di fine Cinquecento, per la sua forma scherzosa che variava dalla polifonia all’accompagnamento strumentale per sola voce.

Filastrocche, gramelot, rime, assonanze, invettiva popolare, poesia goliardica. Mi piace molto questa contiguità di parole gramaglie – frattaglie, assonanza sia fonica che concettuale, giacché i due termini sono contigui: il dentro e il fuori, l’interiore e l’esteriore, il rivestimento, ma si può intendere anche come testo minimale, scarnificato. Questo è un libro molto più importante di quanto possa apparire a prima vista, è un libro denso di contenuti e originalità. L’autrice ha nerbo ed estro, è energica e volitiva. C’è una profonda riflessione e l’abile uso linguistico del pastiche, dello smontare e rimontare il testo, di un innesto tra dialetto napoletano, l’italiano e il latino.

L’autrice ha lavorato sul rapporto tra significante e significato, una vera (ri)composizione linguistica, inventandosi anche le parole da collocare al giusto posto all’interno del mosaico dei versi. E la presenza costante della contaminazione della lingua, destrutturarla inventandone un’altra. Il pensiero di Lacan e di Jacques Derrida in particolare (con la sua teoria della différance in cui l’Essere si differenzia per poi reinventarsi nel linguaggio) lascia un’impronta netta in queste poesie, dove l’essere diventa altro da sé, si rende presente ma assente nello stesso tempo, diviene segno, traccia nel linguaggio. E non c’è una sola verità, c’è una ricerca, un percorso fatto appunto di differenze e di segni.

I registri stilistici si intrecciano, dal semplice al complesso, dal livello “basso” della tradizione della canzone napoletana – le frattaglie – a quello aulico della tradizione latina (Tibullo, Catullo) e dantesca – le gramaglie (come osserva acutamente Lino Angiuli nella sua prefazione). Fortuna attraversa e percorre la tradizione classica e popolare, da Dante alla poesia giocosa, la storia e l’evoluzione della lingua del nostro patrimonio culturale e va oltre la sperimentazione linguistica. C’è un intersecarsi di forme artistiche ed espressive con passaggi lirici molto intensi per un effetto sinestetico tra immagini – come quelle dei dipinti che corredano il libro – e suoni, con forte valenza simbolica delle parole; un mondo linguistico che si frantuma per cercare e creare senso. Acrobazie di parole sull’universo dell’essere: “parole tonne tonne come vasi..”.

Fondamentale è il messaggio sociale e civile, dove l’ironia e la parodia prendono spesso la forma dell’invettiva, del monito, come nelle poesie contro la discriminazione, la guerra, la sopraffazione, anche nei confronti della donna, con un linguaggio vivace, verace, colorito per ritrovare (nuovi) valori etici in questa tabula rasa: “Quanno dorme ‘a raggione/ si scatenano lupi e faine/per questo m’esce sangue d’ ‘e dete/ fele dai reni/tremmo come strega rognosa/appresso a tanta ammuina/ e allora io mi voglio strazzià/strappandomi diente e capille…” La creatività di Fortuna investe il lettore e lo risucchia in vortici di giochi di parole, rime, calembour, contaminazioni di stili e citazioni mitologiche. Consapevole del suo ruolo di donna poeta reattiva e determinata, in tutti i suoi libri utilizza la poesia come missione, denuncia e sdegno contro la “sonnolenza” del mondo:

“Mare murenne, non siamo laudenti…In abominio di squarti e di scarti/ sono neglette le angeliche arti/senza diritto con solo rovescio/ la nostra mente imparadisa a sghimbescio…”. Per fare questo parte proprio dalle sue radici, da quello che più le è caro, il mare, per andare a esplorare quanti più orizzonti possibili. In questo libro c’è un grido di dolore, una profonda tristezza per ciò che ci circonda e opprime, per l’imbarbarimento di costumi, e usa la metafora della lingua per rappresentare la disgregazione della società contemporanea. Ma ecco all’improvviso sprizzare un messaggio di speranza per uscire dal “secol superbo e sciocco” e riprenderci così le nostre vite, le nostre autentiche parole: “..Vi domando solo ‘na mano/ a transire ‘sta varca ‘ndo mare”.

Mi chiedo sempre quale è il messaggio che un autore lascia nella sua opera, nel caso di Fortuna Della Porta lei si chiede chi siamo, il suo viaggio poetico è una ricerca, la ricerca del senso di noi stessi attraverso “le vie dell’anima”. Un’ancora di salvezza per sconfiggere la morte. E dopo la morte e il lutto (quello delle gramaglie), non c’è il nulla, ci sono le parole a (ri)portarci nella storia…

Monica Martinelli,

apparso sulla rivista di critica letteraria I Fiori del Male, N 52, 2012

Dopo la laurea in Lettere presso l’Università “La Sapienza di Roma”, Monica Martinelli ha scritto articoli e recensioni sulla rivista letteraria “Rassegna di letteratura Italiana”. Conseguito un Master in Studi Europei e un dottorato sui rapporti tra Cina e Unione Europea, ha proseguito studi e ricerche in ambito letterario.
Tra il 2008 e il 2011 ha pubblicato poesie sulle riviste “Poeti e Poesia”, “Poesia” e “Orizzonti” e racconti e poesie su varie antologie e su blog di poesia.
A dicembre 2009 ha vinto il Premio letterario “La città dei Sassi di Matera”
per la sezione poesia inedita. A fine 2009 ha pubblicato una silloge di poesie dal titolo “Poesie ed Ombre” con prefazione di Walter Mauro (Tracce editore).
A fine 2011 ha pubblicato un libro di poesie dal titolo “Alterni Presagi” con prefazione di Plinio Perilli per Altrimedia editore.
E’ redattrice nelle riviste “I fiori del male” e “Polimnia” e scrive recensioni musicali sul sito www.radioland.it dove cura una rubrica sulla Cina.