Un piccolo flash azzurro

di Maria Luisa Spaziani

Se da un’improbabile catastrofe futura restassero brandelli di poesie su qualche spiaggetta riparata, e qualcuno potesse leggere e capire quei versi, dovrebbe dedurne che quel campione di umanità aveva lasciato ai suoi contemporanei un testamento. E, si sa, i testamenti non appartengono al genere comico. O forse al genere elegiaco che in sintesi dicesse quant’era bello quel mondo perduto, con il suo aereo corteggio di sentimenti.

Alla sua seconda prova, Poemi muti, Roberto Raieli ci scrive ottimi testi che alternano sapientemente i loro ritmi con l’aggiunta di rime interne e di schiaffi che la poesia moderna da Baudelaire in poi ci ha abituati a meditare (una poesia che frattura le ossa / seguendo gli orgasmi della pancia), dove un computer ci saprebbe già dire quali siano le parole che suggeriscono il tono in diminuendo (soldati, battaglia, sterpaglie, fanghiglia, refusi, errori, palloncini che scoppiano). Un lungo cenno sottinteso che mette decisamente al riparo questi versi da sentimentalismi e nostalgie. Liberata così l’atmosfera dai luoghi battuti dalla maggioranza poetica, restano precisazioni importanti di una delusione ben nota che Foscolo chiamava «illacrimata» o, secondo Luzi, «umanistica».

Raieli è di guardia alla «polveriera» e ogni giorno fa il conto delle «munizioni», ma se montalianamente si gira di scatto si sorprende disarmato dalla parte delle spalle. Qualche speranza c’è, un piccolo flash azzurro ogni tanto che è ispirato a una possibile apertura, come le «zanzare agostane», assetate di sangue:

così la mia penna

affamata di fama

punzecchia la carta

e io la mia donna

pregandola in piedi

di dettarmi tre versi

L’originalità delle metafore si riscontra in certi titoli interni fra cui, molto gustoso, Endecaliberi e settevari.

Non è però solo un flash azzurro il discorso sull’amore, antica leggenda di un mondo perduto che ancora permea le nostre cellule. Ci sono anche tenerezza e grazia, nella poesia di Raieli, e tanto più vive risaltano su uno sfondo fra il grigio e il nero.

Un costante richiamo all’idea e all’illusione

Elio Pecora

Nella poesia italiana delle ultime generazioni sono rilevabili i superamenti così del facile poetico come del consunto sperimentalismo. Manca però quasi del tutto quel sentimento che trascende forme e sostanze e fa della scrittura poetica una raggiunta durevole espressione. Troviamo un tale sentimento in Poemi muti, questa smilza raccolta di Roberto Raieli il cui testo – lo afferma Maurizio Cucchi nella prefazione – possiede «una limpida plausibilità onesta». E siamo all’onestà come interrogazione profonda, che rifiuta il rumore e il grido e si leva dal silenzio per dire l’affetto e l’amore con voce tenera e ferma, in una musica densa e tonale. Ma, al di là delle tenerezze per la compagna e per i figli bambini, oltre al pensiero incessante delle storture e stretture del mondo, quel che appare notevole e commovente in queste pagine è un costante richiamo all’idea e all’‘illusione’, da troppo tempo negate o ignorate, di una vita degna di essere vissuta e amata:

vogliamo resistere ed essere umani

nel rinnovato turbinio degli elementi digitali

la buona notizia è che uno sms ha le misure della poesia

questo restiamo dunque aneliti indecisi

la nostra sorte è l’eterno o l’eterno scomparire

eppure siamo nati per le sfere più elevate

Lettera semiseria

di Salvatore Martino

Caro Roberto,

sono trascorsi quasi dieci anni dal giorno in cui, restituendoti un manoscritto, ti dissi testualmente con una nota di paterna crudeltà: «questo lo hai scritto, adesso dimenticalo e ricomincia daccapo». Avveniva durante il laboratorio di scrittura creativa a Roma Tre.

Che grande atto di umiltà e di intelligenza il tuo! Perché accettasti l’imperativo consiglio e cominciasti a scendere, a varcare la soglia di quel mondo oscuro e misterioso che chiamano poesia.

Già Fuoricampo delineava un tuo disegno, una tua strategia tra un appassionato viaggio nel mondo degli affetti familiari, e un affacciarsi inquieto sulla finestra del mondo.

Con questi Poemi muti il tuo sguardo si slarga, soprattutto perché lo stile ha una connotazione più matura, si fonde al dettato contenutistico con una maggiore aderenza, il gioco del ritmo, della musica conquista spazi finora sconosciuti, il lessico è più ricco e personale, e questa abolizione della punteggiatura costringe il lettore a intessere una complicità nell’intrico del verso.

E dall’amore tormentato e febbrile per la tua donna:

rimarrà il tuo nome

rimarrà il mio nome

nessuno scriverà il nostro dolore

cancellando le altre lettere del cosmo

trascendi alla tua personale visione del mondo e della vita, attraverso una plasticità disarmante e oggettuale del quotidiano:

accendere il computer versandosi negli occhi

l’immagine dell’immagine del mondo

l’ombra che riplasma tedio quiete e silenzio

Ti chiederò al nostro prossimo incontro se «il mio invitato dal cuore di pietra» ha qualche parentela con Mozart-Da Ponte, e magari disserteremo insieme su: «ora la morte è certa / e questo mi spaventa».

Poche note come vedi, note domestiche con qualche balenio, il discorso strettamente critico non mi appartiene.

Sono contento di averti ‘bacchettato’ all’inizio del tuo viaggio iniziatico verso gli abissi della poesia. Mantieni intatto il tuo coraggio, la tua disperazione, la sete di assoluto, l’umiltà nell’accettare consigli dai pochi in grado di regalarteli.

Il viaggio continua e il tuo treno appare oggi quello che ti aspettavi. Anche se non ci sono stazioni d’arrivo dobbiamo conoscere il binario, l’ora della partenza, inventarci la destinazione.