E da quassù

con la strada che sfrana fino al mare,

tra tetti a picco e glicini inlicinati al vento

nel silenzio di un lento mezzogiorno:

quassù la città ha una pace che non è dei morti

ma del loro essere stati

dell’aver lavorato e chiesto e amato

abitato e costruito, giocato e perso;

del loro essere stati dritti lungo il mare,

e su per una salita, dritti e stanchi,

affamati e pietosi, e curvi contro il mare;

dell’aver lasciato tracce bianche sotto il cielo,

spianate di tetti lucidi nel vento

aperti contro il cielo e orme e sassi

e un eterno luminoso essere stati.