Nella lettura dell’ultimo libro di Nadia Agustoni si trovano davvero molti spunti fertili e importanti per la comprensione dell’opera. Non posso che ricordare, intanto che il testo mi prende con le sue intense ed espressive valenze, quanto scrissi per il blog lpels sullo stesso argomento. Voglio riferirne la sostanza con l’accompagnamento di un testo-chiave di Nadia Agustoni.

“Ne “Il peso di pianura” emerge un confronto incessante, una dialettica con la vita. L’esistere è frutto di sofferenza, non sterile, naturalmente, piuttosto la ricompensa è dura da ottenere. Nei versi traspare episodicamente una nota di amarezza che tuttavia si compone armoniosamente nella profonda e radicata coscienza del dovere, dell’umanità totale e compassionevole intorno al poeta-testimone. Essere e dover essere tendono a coincidere nel bello, ma l’unione è cercata con pudore, senza compiacimenti per virtuosismi di stile, rigidi e poco significativi.

Si vedano questi versi: “…dev’essere pronuncia / quel che io non pronuncio / e un bene senza speranza / l’unica preghiera. ”

La meditazione qui è muta, silenziosamente denota un’attitudine religiosa, ma senza confessionalità. La religione di Nadia è l’umano, i legami forti con le idee, il passato che richiede attenzione e cure, nella persona dei nostri cari, dei “non più vivi”, ma sempre presenti tra noi nell’anima. “Gerusalemme..se mai ti scorderò…” dice la tradizione cristiana, eppure spesso trascuriamo le persone e le verità essenziali, così non può fare il poeta vero. L’Agustoni sembra approdare perciò ad una consapevolezza etica fondamentale.

Il concetto di impegno, correlato ad essa, supera i confini dell’agone politico e s’innesta nella quotidianità di un vissuto, il nostro, che è solidale, costante e rispettoso. Nelle poesie presentate si avverte anche un tacito senso di critica, sotteso alla meditazione etico- filosofica, appare come una nota di continuità rispetto alla produzione del “Taccuino nero”. Ben lungi da rappresentare una cesura con il passato, quest’opera lo integra e lo sviluppa alla luce di un umanesimo totale e responsabile che non può non suscitare un sentimento di forte condivisione nei lettori e nella critica.”

Marzia Alunni

Da Il peso di pianura di Nadia Agustoni
sull’adda una domenica d’inverno

la città degli uccelli impazziti
ci arriva il fiume – io imparo mai niente
parlo un buffo cosmo rotondo – c’è in canali
e fondamenta l’oh di voce e il gesto
viene a parentesi niente eterno i passeri
crescono fame picchiano nel gelo di correnti
e la riva è proposito di terra
slarga in buio rettangolo di ponte
e dentro i campi va a falce l’occhio
più un’altra vita ci pensi che questa.

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