A tre anni da Trasporto 2009, Francesca Ruth Brandes pubblica, sempre per Leietocolle, il nuovo libro di poesie L’undicesimo giorno (54 pag,13 euro). Il titolo nasce dalla citazione in epigrafe da Nichiren Daishonin, maestro e riformatore del buddhismo vissuto nel Giappone del XIII secolo: “…il viagio da Karnakura a Kyoto dura dodici giorni: se viaggi per undici giorni e ti fermi quando te ne manca uno solo, come puoi ammirare la luna sopra la capitale?”. Commenta l’autrice : “Il cuore sta nell’undicesimo giorno, nell’equilibrio – imperfetto e contraddittorio, ma prolifico – tra gli esseri e il loro ambiente, tra il dentro e il fuori”.

La novità, l’utopia sono “conrete possibilità” (dell’ ”infinito delle possibilità” scriveva Leopardi). Con questo libro la scrittrice veneziana risale dall’abisso. Trasporto – uno dei libri di poesia più belli degli ultimi anni – disegnava una parola di cenere nata dal silenzio, antica e biblica; in L’undicesimo giorno la parola non è più solo silenzio o invocazione, ma viaggio verso l’altro, l’utopia dell’altro, guarda anche alla cronaca (“Ahmed”, p.33), alla fuga dei migranti. Valore assoluto resta la memoria: “non dimentico /no /non dimentico” (p.20).

L’utopia è l’atro, è l’amore: è l’orizzonte, ma quando ti avvicini – dice Francesca Brandes citando Galeano – scivola più in là. “Che scopo ha dunque l’utopia?/ quello d’indurci ad avanzare”.

Roberto Lamantea

da La Nuova Venezia pdf