Come Pietre lucenti di Li Puma, è un’ampia silloge dal profumo Zen e con tanto di forma dal gusto orientale. L’ensò che a fine silloge chiude l’opera come un colophon, dichiara (fedele al suo segno), tutta l’opera e simboleggia lo stare tra il dentro e il fuori, tra il pieno ed il vuoto in un rapporto che non esclude ne l’uno né l’altro. Tutto è posto a margine di un pensiero solitario che, chiudendo il cerchio, avvolge la realtà entro la spirale del sogno. Si, perché il sogno deve alla silloge il più alto significato, sia per la proprietà di avvolgere realtà con altra realtà, pensiero con altro pensiero, sia per unire gli impossibili estremi come il bianco ed il nero nel segno del Tao, principio e fine, sognante spirale. E’ l’inverosimile che unisce e separa insieme moto poetico e quotidiano come pietre lucenti ; in esse coabitano in una unità ontologica domanda e risposta . Il poeta può esprimere ogni contraddittoria posizione senza contraddirsi; il poeta riesce, senza cadere nell’inganno, ad escludere dalla realtà la dualità dell’essere e rischiare così di arrendersi davanti agli estremi che la vita pone in ogni istante. Con rigore Zen, veramente epistemologico, egli può domandare e chiedere senza separazione sintattica: Dormo, Ti sogno,/ mi sveglio, ti guardo. /Ridormo e non ti/ sogno più. Fuori è tutto immobile/ sotto la prima neve. /Sulla tua fronte, ora,/ un raggio di luna. /Cosa starai mai sognando? Il sogno porta l’uomo (questo significa ensò), a comprendere il senso vero della rivelazione, quella a cui anela senza separare ciò che la cultura prettamente occidentale divide, pensando di zavorrare tutti gli elementi considerati erroneamente contrari. Solo in questo modo il poeta può scrivere: Cristalline/ gocce di silenzio/ stillano astrali./ Il messaggero celeste/ è volato via./Sono tutti morti./ Siamo soli, Tu e io,/ abbracciati nel siderale/ fra le pieghe del tempo./ In questo scorrere arcano,/ in questa sognante spirale,/così inverosimile…

di Aky Vetere



ISBN: 978-88-7848-719-2

Prezzo: €13,00EUR

Anno: 2012

Il sogno o, se si preferisce, il suo continuo sognare o lo stordirsi nel trapasso da un sogno all’altro, parrebbe il filo rosso che lega tra loro le poesie di Li Puma con, ora insistita, ora sottaciuta, malinconia; ma per risvegliarsi poi nel cuore di una natura animata da merli, tordi, civette e cicale, o addirittura silenziosa. Oppure in un mondo urbano senza un futuro personale.