CLEMENTE CONDELLO, ‘A CENTO CINQUANT’ANNI DI DISTANZA’ (LIETOCOLLE, 10 EURO)

L’UNITA’ D’ITALIA VISTA CON IRONIA, DA NONNO A NIPOTI

L’unità d’Italia vista con gli occhi del nonno emigrato in America e dei suoi nipoti, compreso l’autore, «esule» non più per necessità economiche ma per scelta: si snoda attraverso tre generazioni, sullo sfondo della storia ma anche dell’attualità, il poema patriottico «a cento cinquant’anni di distanza», scritto da Clemente Condello per la casa editrice LietoColle, in occasione delle celebrazioni dell’unità d’Italia appena concluse.

A chi si chiede se è ancora possibile scrivere un poema patriottico senza cadere nella retorica o nei luoghi comuni questo libricino di 40 pagine fornisce una risposta sorprendente per ricercatezza stilistica e originalità di contenuto. Concepito con rime libere in terzine di endecasillabi, probabilmente in omaggio al sommo poeta e «all’ancora dantesca» che ha «stabilizzato» la nostra storia nell’italiano «antico e approssimato che parliamo sempre ancora oggi», il testo parte da una riflessione sull’attualità della concezione storica vichiana. E spazia su «vicende che si ripetono» ma «inquietano poco generazioni nuove», incapaci di «riflettere prendendo il tempo dalle play station per restare soli un attimo con se stessi in un pianeta globale».

Poi Condello, di origini calabresi ma residente in Lussemburgo, punta lo zoom sul nonno paterno costretto ad emigrare in America a vent’anni, dicendo addio nel 1904 all’ «italica sponda incompiuta nei secoli» ma «compiuta l’altro ieri da Giuseppe fratello Garibaldi». A lui, impegnato a fondare una famiglia uscendo dalle ristrettezze economiche, l’unità d’Italia interessa relativamente, ma diventa un modello di emigrato «epico e fiero» quando i nipoti si ritrovano in una cena di famiglia «pluralista» per ricordare il nonno e l’unità d’Italia. E forse l’avo penserebbe che oggi, a differenza del passato, «agiscono i nemici dell’Italia dall’interno mascherati da preti troie tycoon mafiosi giornalisti».

I cugini diventano incarnazione di diversi interessi economici, culturali e politici dell’Italia di oggi, discutendo con foga della storia risorgimentale, della precarietà europea, della questione cattolica e di quella agraria. E manifestando le loro idiosincrasie xenofobe, evocando i soldi sovietici al partito comunista italiano, attaccando Mussolini. Ma «oggi sono ben altre le gatte da pelare», avverte l’autore, ricordando la crisi economica, le rivolte arabe, i profughi «lasciati affogare nelle acque del mare dove andiamo a fare il bagno d’estate cercando di non pensare troppo a tutte ‘ste situazioni attuali». C’è anche la cugina politica che «snobba tutto quello che parrebbe andare contro silvio» e si convince a partecipare alla cena in nome della «realpolitik»: qualche chilo di bottarga di tonno regalatole dal cugino chef stellato. Una riflessione, insomma, anche ironica sull’Italia di oggi a cento cinquant’anni di distanza, che continua a suscitare interesse nonostante la fine delle celebrazioni.

(ANSA).