Pubblicato dal quotidiano “La Sicilia” martedì 11 dicembre 2012

Sono particolari significati e significanti di immagini ben definite, in un avvicendarsi di giorni e urgenze preposte a scarnificare interiorità che affiorano in riflessioni pacate, designate a lasciare un’impronta nel sentire di ciascuno. Sono domande poste a un interlocutore qualunque oppure scelto appositamente tra tanti, forse il proprio “io” chiamato al ruolo di risolutore di assolute sentenze. Sono versi che si tingono di esperienza, come pennellate di colore o chiaroscuri sfocati di una macchina fotografica. “Ho bevuto la casa di un pesce” (Lietocolle, pp. 72, euro 13) di Gian Luca Misturini, con prefazione di Stefano Raimondi, racchiude tutto ciò. L’autore, già alla terza pubblicazione, segna un cammino ben preciso fatto di una personalissima esperienza ricca di meditazione come quella Zen richiede e lo studio dell’essere impone. Ecco, quindi, che il verso si assurge a mezzo di rapporto/confronto tra poeta e lettore in una ricerca di risposte, in un avvicendarsi di forme e contenuti. “Lui non poteva arrivare prima/ era già segnato il suo destino/ che è sparire nella sua stessa notte. / Adesso si preoccupa del vento/ non si cura del moto ellittico/ poi dirà di non avere più tempo. / Crede di essere meglio di ieri. / Non so se mai cercherà il suo fato/ intenzionale dentro la prigione/ che lambisce con gli occhi il domani. / Ma giace fuori dal calendario/ l’oggi/ la sola giornata di cui io ho bisogno. “

Rita Caramma