Egro è il corpo nel sibilo dell’estiva notte.

Li occhi soli son li unici membri della vestigia mia effimera ad aver vita:
la minuta ombra s’ammanta di lucore abbagliante
e s’agita ne l’arti lunghi come ad aver dell’etere più forza;

incatenate al sudario notturno restan le ossa mie condite di carne.

Dal mondo lontano s’ergon di notte
dalla loro grigia bassezza ombrosa,
e avidi l’egro corpo mio fiutan alle narici come fosse di rosa.

Viaggiatori de l’ universo oscuro e infinito,
piove su l’infermo corpo il loro studio forbito.

All’oblio sconosciuto cedo la mia prece forgiata di foco,
e tristo, tristo come figlio senza più genie
piango il mio corpo che ormai non più m’appartiene.