Silvia Pareschi e Jonathan Franzen

Silvia Pareschi, traduttrice italiana di Jonathan Franzen, parla del suo lavoro e del rapporto che si instaura tra autore e traduttore. Pubblicato in Cartesensibili

Come lavora un traduttore? Cosa accade dal momento in cui riceve il testo fino al completamento della traduzione? Quali sono le ricerche e gli studi linguistici che devono essere compiuti su un testo?

Le modalità di lavoro variano da traduttore a traduttore, e spesso, almeno nel mio caso, anche da libro a libro. In genere non leggo tutto il libro prima di cominciare a tradurlo. Ne leggo le prime pagine, per cominciare ad avvicinarmi al modo di scrivere dell’autore, ma il lavoro di lima sullo stile verrà comunque compiuto dalla seconda stesura in poi, ascoltando e riascoltando il testo tradotto e cercando di farlo scorrere il più possibile all’unisono con l’originale. Il lavoro di traduzione comincia dunque con una prima stesura “analitica”, nella quale osservo il testo al microscopio concentrandomi su ogni singola parola ed espressione, con uno sguardo ravvicinato che tralascia almeno in parte lo stile per realizzare un minuzioso lavoro di dissezione del significato. La seconda fase del lavoro è una prima rilettura molto attenta e minuziosa, effettuata confrontando il testo tradotto con l’originale, parola per parola. In questa fase compio un passo indietro e comincio a osservare il testo tradotto non più come un insieme di frasi e paragrafi isolati, bensì come un tutto unico e organico, in cui i vari mattoncini di significato si uniscono per creare una prosa fluida e aderente allo stile dell’autore.

È una fase importantissima, quella dove il libro comincia ad assumere una sua personalità definita nella nuova lingua e si riallacciano i fili tra le varie parti della narrazione. La terza fase, possibilmente dopo qualche giorno di distacco, è una rilettura più veloce, quasi da lettrice “comune”, nella quale cerco di “sentire” il testo come se fosse stato scritto direttamente in italiano, aggiustando gli stridii dei calchi, eliminando le ridondanze, controllando gli ultimi dubbi. Queste, nella mia esperienza, sono le prime tre fasi fondamentali. A volte sarebbe bello poter fare un’altra rilettura (non sempre però: spesso, dopo diverse correzioni, ci si accorge che la soluzione migliore era proprio la prima), ma tutto dipende dal tempo che si ha a diposizione. A questo punto il libro passa all’editor/revisore, che dopo un primo giro di correzioni me lo rimanda da controllare. Infine, dopo il confronto e le discussioni con l’editor, il libro viene messo in bozze, e in questa fase effettuo un’altra rilettura, spesso confrontandomi anche con il correttore di bozze, prima di dare la mia approvazione finale…leggi qui l’intera intervista fatta da Sandra Bardotti