Sfere lucide a incastro

Fissa finestra sul mondo
vorrei fosse fessura di cielo
oh mio azimuth
e poi una nuvola
e poi perdermi
segnando tutto.

Il commento alla poesia di: Alessandra Palazzo

«Tra le poesie della raccolta “Azimuth” di Maria Grazia Palazzo, edito da Lieto Colle, questa credo delinei la figura del poeta, che con la sua capacità di tendersi nella realtà, di attraversarla e superarla, scopre in sé forze ancora sconosciute, d’assolutezza. Dacia Maraini afferma che fare poesia è come andare in giro con la tenda: si trova un bel posto, ci si ferma una notte e al mattino si riparte. In questo fermarsi immediato e temporaneo la nostra autrice è “fissa finestra sul mondo”, cerca, scende in profondità nel suo turbamento che vorrebbe “fessura di cielo “ e trova il suo azimuth. L’azimuth per l’astronomia, in combinazione con l’altezza e la distanza determina la posizione di un corpo nella sfera celeste, l’azimuth per l’Ariosto potrebbe essere la “valletta amena” di Astolfo e Bradamante, l’azimuth per Maria Grazia Palazzo cos’è? Forse un oracolo dell’anima in cui piegarsi, meditare, che le permette di trasformarsi in “nuvola”. Diventare leggera, impalpabile, perdersi. Ed è in questo perdersi che l’autrice mi sembra esprima lo stato di grazia che il poeta vive attraverso il suo istinto e le sue visioni (l’immediatezza e la temporaneità iniziali) che, come coordinate celesti, la conducono all’azimuth della sua anima , a percezioni di sé alle volte dolorose, ma certo rivelatrici e superiori. A conferma poi della “’intrattenibilità” di questo viaggio, il testo non presenta alcuna punteggiatura. Concludo con un pensiero di Mario Luzi : “ L’uditorio di un poeta può essere anche un unico individuo, può essere il poeta stesso che si scinde tra autore e lettore, ma può essere ad infinitum.” Direi che anche questo senso la nostra autrice esprime “segnando tutto” nel suo finale, e facendocene dono».

La recensione di Giorgio Linguaglossa

Questa raccolta di liriche della esordiente Maria Grazia Palazzo ha una tematica libera, l’autrice predilige la poesia d’occasione. Il libro stilisticamente omogeneo, ci consegna la fisionomia di un poeta impegnato in una operazione che oserei definire di «restaurazione» lirica. S’intende che qui il termine «restaurazione» non equivale a operazione di retroguardia, o operazione attardata in direzioni già esperite e quindi concluse ma si vuole intendere una direzione, una declinazione come infatti il titolo stesso lascia intendere; infatti l’etimologia del termine «Azimuth» indica direzione, via, orientamento, come bene dice Walter Vergallo che firma la prefazione del libro. Leggi l’intero contributo da GoMonopoli

ISBN: 978-88-7848-706-2

Anno: 2012

Prezzo: € 13,00

La città in controluce è utero materno
e rassicura esserci ancora dentro.
Sono desta
guardo il cornicione come un gatto
svicolo
ritrovo il luogo non luogo
che recita buon giorno.

Sassi spine fili elettrici piante grasse fuori
dentro odore di caffè appena versato bollente
mi rasserena l’idea di me che bevo lentamente.

Sono sulle tracce di un segreto accesso
al cuore
al freddo caldo delle vene
al cuore
che si conserva gelosamente.

Maria Grazia Palazzo è nata a Martina Franca, avvocato, ha partecipato a diverse performances poetiche. Ha pubblicato per l’incantiere, di Arrigo Colombo e Walter Vergallo. Anima, promuove e partecipa ad attività culturali e di poesia. Vive a Monopoli. Questo è il suo libro d’esordio.