Giorgio Linguaglossa

Maria Benedetta Cerro La congiura degli opposti Lietocolle 2012

Ha scritto di recente Nicola La Gioia: «Il più squillante e splendido what if che sorge dalle pagine migliori di Aldo Busi è infatti: cosa sarebbe accaduto alla lingua italiana (cioè a tutti noi) se a un certo punto avesse imboccato la via di Boccaccio anziché quella del Petrarca, se avesse conservato la sua forza materica e la sua viva complessità, libera dalla padronalità curiale, poi leguleia, poi accademica, poi ministeriale, infine televisiva e dunque non più la biografia del popolo che avrebbe potuto essere ma il guaito delle plebi di ogni censo e condominio sociale? Non è un caso che Busi consideri una grande occasione mancata la messa al bando della Bibbia di Diodati nel Seicento. Se Lutero, con la sua traduzione, fondava la lingua tedesca, agli italiani toccherà per molto ancora il latino amministrato dalla Chiesa (la Controriforma senza Riforma), cioè una lingua padrona. L’italiano giungerà irrimediabilmente borbonico o savoiardo, fascista o democristiano, poco gramsciano e molto togliattiano di stanza all’hotel Lux. Sempre servo di qualcuno».

Credo che il punto sia questo: la costruzione di un linguaggio poetico all’altezza dei nostri tempi. La poesia contemporanea è da tempo impegnata nella individuazione di un linguaggio che si sia liberato dalla costrizione dei linguaggi della comunicazione relazionale e mediatica; c’è riuscita? È riuscita a individuare l’obiettivo? È riuscita a costruirsi un linguaggio poetico all’altezza? Quando leggo un libro di poesia ho sempre questo interrogativo che mi ronza per il capo, e cerco nel libro una risposta. Questo volume di Maria Benedetta Cerro, prefato da un gran pezzo di Donato Di Stasi, in un certo senso la domanda se la pone, e dà anche una risposta: occorre costruire un linguaggio poetico che sia «la congiura degli opposti», allargare il pentagramma lessicale e tonale fino al limite del possibile per poi lasciare oscillare, entro questa vasta gabbia di oscillazione, la banda larga del veicolo poesia…leggi qui l’intero contributo

Anno: 2012

Prezzo: 13 euro

Dall’introduzione di Donato di Stasi

La congiura degli opposti si adagia sulla scrivania dell’esegeta come un libro vocativo, dispotico come tutte le creazioni poetiche, lontano da noi con le sue egloghe virgiliane, eppure così vicino, così traboccante di humanitas: la grande chiacchiera dimagrisce in questa specie di magia sonora (da ascoltare e riascoltare a voce alta), in questa meditazione supplementare sull’origine remota dei sensi e dei significati (“Impastò le ore: attese che lievitassero.

Alcune poesie

*
Irreprensibile è la consuetudine
– ecco il giorno mi divora –
Non ancora è tempo: dormono le viole
con le piccole bocche ancora chiuse.
Non stringere troppo le ciglia
lascia un piccolo varco
se l’anima volesse un poco uscire.
Perché
Io me ne vado
come l’ombra quando s’allunga.
*
Io non saprò per quali vie
mi giungerà la vostra voce
ma so dove l’aspetto.
Ogni impaurito palpito ne annuncia l’evento.