Ventuno

Langue pallida la vita in quest’ultimo autunno…

Una spiaggia vuota, tenui bagliori in lontananza

e la quiete dell’ultimo sogno perso in un oscuro tramonto.

S’accende una stella in mezzo ad una nube scura…

E’ speranza, serenità o tristezza

nell’ambivalenza tra ragione e inconscio?

Fra mendici panni ad aspettare un ritorno,

forse c’è ancora tempo prima che i cassetti si confondano…

Prima che nel respiro di vita che si perde e

l’affanno ne prenda sopravvento,

riempio di linee confuse questo arruffato destino.

Sfoglio la mia storia con l’amore,

lo smarrimento, l’essere, l’infinito, il dubbio.

Muovo passi ben orchestrati, profumati da tanta nostalgia

adesso che un Eolo ombroso e vagabondo

in questo ventuno di rinata primavera

con mano ambigua ha rigovernato la mia vita.

Un tempo che mi osserva da lontano rigido,

feroce e malevolo e cerca d’inerpicarsi sul mio sentiero.

Assorta seggo tra ricordi riprovevoli e speranze

dionisiache frammiste all’angoscia.

Dall’asola solitudine che per un momento s’era ricucita,

vado sempre più a fondo in fondo al mio cuore.