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– Vado con la paura.
Mi confondono il precipizio
e la trasparenza consistente
che separa tutto, elabora, scarta.
Dovremo accettare il muro
d’acqua prima che ci annienti.
Saranno i ricordi quest’acqua nera,
attraverseranno molte lingue
prima di entrare nella rete
con le branchie digerite d’aria.
Non ci resta che ripetere il gesto;
è una sottrazione al moto,
all’ansia del finire.
Viaggeremo insieme,
e sarà la rimanenza a recitare
il sillabario della notte,
dove vede poco ciò che nasconde molto
e qualche indecisione.
È la sola cosa che ci resta,
il dove per sottrarre il quando,
prima che il gremito cancelli tutto.
Nell’istante.

– Il mare dopo la tempesta
è gonfio come il pianto di un bambino
e la luna trattiene con fatica
sotto la sua rete di luce
una minacciosa indigestione d’acqua.
Guardo così davanti alla notte,
io,
immagine e somiglianza di un rospo
ora parte dell’abisso marino
che la luna nutre col seno,
allaga,
ride impazzita,
ringrazia
e poi se ne va.


Di Aky Vetere (Verona 1954), LietoColle ha pubblicato Mnemosyne (2005) eAngelo senza cielo (2008).