La raccolta poetica di Maria Grazia Palazzo scandaglia gli abissi dell’animo umano. di Stefano Donno

Maria Grazia Palazzo, originaria di Martina Franca, avvocato, ha all’attivo diverse partecipazioni a reading di livello regionale e nazionale, ha pubblicato diversi suoi componimenti nella storica rivista di poesia e cultura poetica leccese l’incantiere curata da Arrigo Colombo e Walter Vergallo, è una delle “agitatrici culturali” più attive della Puglia. “Azimuth” (dall’arabo as-sùmut) è il suo libro d’esordio.

E in verità si tratta di un esordio assolutamente interessante, che dimostra come Maria Grazia Palazzo abbia un visus chiaro sulla vita, sulla realtà che la circonda, sugli oggetti, sui ricordi, sulle nostalgie, insomma su tutto l’universo che costituisce le nostre vite, scandisce la nostra quotidianità. Questa raccolta di poesie non è né un viaggio autobiografico nelle proprie zone d’ombra, non è un viaggio sentimentale in ciò che si sarebbe voluto realizzare e che non si è riusciti a compiere, non è una raccolta di versi d’amore. “Azimuth è un libro che fornisce chiavi di lettura, soluzioni da sviluppare, strategie da costruire al fine di comprenderci come uomini.

Nei versi di quest’animo fortemente lirico, c’è la gioia di vivere, il ritmo e la parola, una parola che gioca con la metrica, che non indietreggia per pudore nella sperimentazione ma anzi si fa portavoce della forza evocativa del simbolo in ogni sintagma. Maria Grazia Palazzo si iscrive nel solco di una tradizione poetica femminile pugliese dotata di una propria tradizione e che include nomi come Marthia Carrozzo, Lara Carrozzo, Annamaria De Luca, Carlotta Lezzi, Margherita Macrì, sino alle poetesse della Vallisa, solo per fare qualche esempio.

Pubblicato da La Gazzetta del Mezzogiorno del 28 aprile 2013- Lecce