Bernhard Ley-Michael Petrucciani, 1996

La storia di Michel Petrucciani dimostra che il talento non ha barriere che possano ostacolarlo.

Malato dalla nascita di osteogenesi imperfetta, il corpo di Petrucciani non ha uno sviluppo regolare.

Probabilmente, una malattia così grave e impeditiva avrebbe costretto ciascuno di noi ad arrendersi, a rifiutarsi.

Ma mentre il suo corpo si modificava con l’avanzare degli anni, le sue mani restavano intatte, di dimensioni normali.

Un fenomeno strano: un omino dal corpo minuscolo e dalle mani così grandi.

Quando ascoltò il suono del pianoforte, intuì che quella era la sua strada. Il padre, chitarrista jazz, lo aiutò costruendo una struttura che gli permettesse di arrivare con le gambe ai pedali.

Petrucciani ha saputo percorrere la sua strada diventando uno dei più prodigiosi pianisti jazz della storia, e abbattendo la diffidenza e l’isolamento con la sua straordinaria arte.

Quando ho visto le sue mani volare sui tasti, mi sono reso conto che era un predestinato.

Francesco de Pasquale