“Ciò che mi ha sorpreso positivamente delle poesie di Antonella Palermo è la presenza di aspetti abbastanza misteriosi. Gli oggetti e le situazioni sono raccontati con dei risvolti così particolari e sorprendenti, come se quella che noi consideriamo l’orizzontalità dell’esistenza quotidiana, la sua ripetitività, la consuetudine, rivelasse continuamente all’occhio di chi sta attento qualcosa che riesce abbastanza imperscrutabile. Questo accade se stiamo appunto attenti al dettaglio e abbiamo l’occhio fine. E il poeta ha il dovere di farlo, come in questo caso”. Così il critico Maurizio Cucchi ha accolto l’esordio poetico di Antonella Palermo Le stesse parole. Di una poesia come fosse un moto ondoso, parla Anna Maria Carpi, leggendo quest’opera: “C’è soprattutto un io mistico, compresso, che desidera. Più che mai in queste poesie è vero che il dire è dolore. E più che mai il come è la cosa”. Roberto Mussapi la definisce “poesia dello stupore e della paura. Ricorda degli incanti non incubosi ma dolorosi di bambina. Strana sensazione visionaria sofferente e sfuggente. E’ un libro già maturo. La possiamo confondere con Gozzano, ma qui c’è molto di Emily Dickinson e vedrei bene anche alcuni versi come sottopancia dei film di Polański”. Tornando sulla gestione dei materiali, Cucchi sottolinea che è proprio ciò che lo ha particolarmente interessato perché “è di buon livello, non gratuita, anzi sorprendente se è un’opera prima. Molti sedicenti poeti – spiega – vanno a capo senza sapere per quale ragione. Qui vedo invece un’elasticità del verso abbastanza forte dove entrano spesso dei versi prosastici molto lunghi e, viceversa, vengono poi introdotte delle frazioni minime. Non è solo un verso breve, è più scandito. Qui il verso lungo non è usato secondo la vecchia e stupida idea di trasgredire quello strutturato, piuttosto per introdurre una varietà del discorso che cerchi di impossessarsi di un’idea diversa del metodo della classificazione”. Approfondita l’analisi della poesia Lana e le contraddizioni che l’autrice usa volutamente in varie parti e a vari livelli [… ‘un cristallo di pane secco’…]. “C’è qui una contrapposizione netta fra due elementi che porta quasi a un ossimoro concettuale ma realizzato molto bene. Il pane secco è quanto di più opaco, come immagine, ci possa essere. E gli viene attribuito quasi un valore salvifico. […La lana intorno ai pensieri ne ingombra il passo/e sporca le vie dell’amore…]: ecco, di fronte a un verso così, uno resta fermo e riflette, perché deve penetrare il senso, come fa la formichina, che per passare in certi pertugi deve prima esplorarli, per meglio capire. Questa è la Poesia, perché se corre via come acqua è come una stupida canzoncina. E poi – conclude Cucchi – c’è una interessante presenza di momenti trasgressivi sul piano della sintassi che rimanda indietro a forme di inversione quasi arcaiche. Nell’ultima poesia, Zoppicare, le risposte sono volutamente opache, senza ricerca di effetti speciali, di brillantezza, e laddove vengono introdotti elementi che riportano ad un’aurea più letteraria, ciò viene fatto con riuscita consapevolezza”.