L’Ulisse numero 16 – Nuove metriche. Ritmi, versi e vincoli nella poesia contemporanea –

Ivan Schiavone La poesia è utilizzo musicale del linguaggio

Nella produzione poetica italiana attuale il primo, lampante, dato che balza all’occhio è l’estrema trasandatezza formale.Tra manierismi avanguardistici, tentazioni restauratrici e stili liberi, postrema difesa di un intuizionismo sui generis, in cui l’optimum è rappresentato da versicoli a mono o biaccentazione variabile, molto apprezzati da una critica a sua volta sciattissima, quello di cui ci si rende conto è la quasi totale indifferenza ad una progettazione formale quale prima portatrice di significato poetico. (in epoca di pensiero unico non pare poi strano che un unico contenuto sia testimoniato dalla quasi totalità delle forme) Il concetto di musica non può essere altro che quello desunto da un particolare, quindi storico e storicamente dato, panorama musicale. [se con la dodecafonia si diede, ed è oramai cosa comunemente accettata come storicamente rilevante, una sorta di “comunismo dei suoni”, perché non dovrebbe darsi, ed essere a sua volta tranquillamente accettato e storicizzato, in poesia comunismo degli accenti? (ovvero l’utilizzo di versi “dodecafonici”, quali ad esemio un endecasillabo con accentazione di 3° e 8°, o il più canonico endecasillabo liberato con accento di 5°)] (come appare inadeguato il sistema tonale per la descrizione della musica contemporanea così appare inadeguato il sistema accentuativo per la descrizione della poesia contemporanea). Se prestiamo attenzione alla musica attuale, facendone un rapidissimo campionario casuale, possiamo notare che convivono tendenze desunte dalle ricerche novecentesche alte (dodecafonia, postwebernismo, musica concreta, aleatoria, procedurale, spettrale, elettronica) e da quelle basse (jazz, canzone d’autore, rock, etnica, fusion, punk, noise, hip-hop, elettronica, pop) con fortissime tangenze tra generi e modi.

Leggi da Ulisse il contributo di Ivan Schiavone