(…) La poesia richiede un alto grado di sensibilità, in quanto linguaggio specifico, ma la società è sempre più anestetizzata: non solo insensibile, ma anche an–estetica.

Quindi, bisognerebbe agire sull’educazione alla bellezza e agli affetti. Può apparire di un idealismo sfrenato, ma cosa vi aspettate da un poeta?, e poi magari servirebbe anche alla società in generale. Se lasciamo perdere le istituzioni, sulla breccia rimangono quelli che la poesia la fanno, la leggono, si sbattono per diffonderla, compresi certi eroici insegnanti che non rinunceranno mai a infilarla nei programmi. Una responsabilità che più in generale compete a tutti coloro che fanno lavoro intellettuale (…).

Giacomo Cerrai