Alessandro Pancotti ha 32 anni e vive a Milano. La sua è una poesia difficilmente catalogabile, né realista, né simbolista, pur mettendo radici in entrambi questi elementi. Pancotti non pratica una rottura con l’esistente, tuttavia la sua scrittura si rende autonoma rispetto ai parametri della realtà. Una poetica che si lega (e si slega) con il reale, mandando in tilt la “sintassi diurna”, quasi un monologo onirico che mantiene le forme colloquiali dell’ordinarietà. Una sorta di David Lynch del verso. Il risultato è una poesia originale in cui si possono rintracciare alcune voci dei maestri del ‘900, rielaborati con una forza espressiva personale, non epigonale.

Il libro sarà pubblicato il prossimo aprile.