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Dalla prefazione

La poesia non ha argomenti tabù. E’ un universo a sé stante dove ogni tematica può liberamente gravitare attorno ad un grande o piccolo assunto, dove ogni soggetto può unirsi ad altri per formare un’intera galassia di pregnanti concetti espressi con parole tanto magiche e tanto evocatrici di meraviglia da ricordare il Creato stesso. Ci sono, invece, poeti più estranei e refrattari ad alcuni temi, più propensi ed ispirati nell’affrontarne altri, ma non è il caso di Franca Alaimo, che dimostra di saper viaggiare nell’intero cosmo descrivibile con la naturalezza di una provetta esploratrice dell’Otre, di un’esperta navigatrice del Tutto. Ed anche quando sceglie di attenersi strettamente ad un’icona classica, ispirando i suoi versi alla figura della Madre, alla protagonista ancestrale più presente nella storia dell’umanità e nel vissuto di ciascuno di noi, sa farlo presentandoci un aspetto dell’essere genitrice, e del subire il relativo destino di figlia, che ha ben poco di simile alla figura stereotipa nella quale, noi fruitori abituali della poesia, siamo abituati a imbatterci… di Anna Antolisei


Alcune poesie

Linguaggi

Mi concepisti in una notte precoce

Spogliata da ogni rito nuziale,

Quando un uomo di vivissimo amore

Volle fare di te una sposa bianchissima

Sopra il suo letto. Tu ondeggiavi

Come un giacinto d’acqua senza sapere

A cosa ancorarti se non a quelle braccia,

Mentre la sua lingua sconosciuta somigliava

Ad una pietra incisa in un lontano millennio.

E tuttavia sapevi che acconsentire era la tua unica saggezza,

Così che apristi il palmo delle mani per carezzarlo a lungo

E la tua bella rosa verginale per l’amorosa semina.

Fu l’ardore della pelle e degli occhi a decifrarvi

E il profumo delle bocche e dell’inguine a farvi

Fiori vivi e fonetici sbocciati dal più arcaico dei linguaggi.

Era ancora inverno fuori con gli alberi evanescenti nella nebbia,

Ma dai vostri corpi si alzarono lune e coralli vermigli,

Rami odorosi di gemme, api ronzanti, che vi iscrissero

Sulla fronte del mondo come una promessa.

Che lei venga

Che lei venga a trovarmi nell’ora

In cui l’oro del giorno precipita nella gola

Concava della notte rischiarata dalla luna

E dalle stelle. E mi ami dagli orli della sua luce

Vacillante come una fiammella al vento.

Un tempo dal suo corpo celato sgorgò

Il fiore azzurro che lasciò altri semi

Tra l’erba che gli inverni di dopo gelarono,

Ed ora soltanto è rimasta una folla silente

Di pietre. Ma il nome resiste nel cavo

Delle mie ossa, bianchissime cune del tempo,

Ed uguale è l’eco del sangue nelle camere

Rosse del cuore. Che lei venga mentre distendo

Le parole nel letto trasparente del fiume.

Tra le rive, alle spalle, di fronte.

La luna che tocca la superficie dell’acqua

Sommessamente è il suo ridente sorriso,

Così bello, mio Dio, così solo e lontano.

Che lei venga ma resti remota, senza sguardo,

E però tanto prossima al canto che lei

È qui e io sono già lei.

Biobibliografia

Franca Alaimo è nata a Termini Imerese, in provincia di Palermo. Esordisce nella scrittura poetica nel 1989 con la silloge Impossibile luna. Ha collaborato per molti anni con P. Terminelli nella redazione della rivista L’involucro, e, successivamente, in quella della rivista Spiritualità & Letteratura, diretta da

T. Romano. Ha pubblicato saggi sulla poesia di Domenico Cara (La firma dell’essere, ed. Atti e fatti lombardi, 2003, con introduzione di A. Panetta); di Tommaso Romano (Le eutopie del viaggio, ed. Vallecchi, con prefazione di D. Rondoni, 2005); di Gianni Rescigno (La polpa amorosa della poesia, ed. Lepisma, 2007, con prefazione di D. Maffia); di Luciano Luisi (Luciano Luisi. Una vita come poema, 2009).