Due sono i modelli usuali, consolidati, del rapporto tra poesia e teatro. Da un lato la reviviscenza si risolve nella messa in scena del testo, in una trasposizione che lo fa rivivere nell’azione scenica, con un atto verbalizzante, attraverso un’esecuzione che privilegia la prosodia della lingua comune e assume la recitazione dell’epoca come metro di riferimento. Nel modello della performance, invece, la recitazione non si limita a far rivivere un testo dato, pregresso, ma è intesa come atto autoriale, capace di produrre da sé senso e di darsi un metro autonomo. La parola è intesa nella sua fisicità come corpo sonoro e l’attore da interprete diventa performer. Un teatro che cerca di fondare un’idea nuova di recitazione, il cui protagonista è l’attore-poeta. Ma il teatro di poesia non si lascia ridurre a queste alternative… Sull’Ulisse n 10 il contributo di Italo Testa