Artista che espresse la sua inquietudine esistenziale e creativa attraverso la musica, le parole e soprattutto la pittura, già nelle sue prime poesie, scritte alla fine dell’Ottocento, appena ventenne, Paul Klee parlava con dura malinconia e risoluto ardimento del dolore intrinseco e necessario al processo immaginativo che avrebbe dovuto portarlo a ricercare le forme della sua genesi personale. “Io somiglio al dirupo/ dove la resina cuoce nel sole,/ dove i fiori bruciano”, o ancora “La mia testa brucia da scoppiare.// Uno dei mondi/ che nasconde/ deve nascere.// Ma prima di creare/ devo soffrire”: sono, questi, versi che articolano l’idea fondante del percorso di Klee, marcato dal tormento dell’artista da intendersi, forse, e almeno all’inizio, in senso romantico, plasmatore del suo propio mondo che si mantiene in disparte dalla comunità degli uomini, immerso ineluttabilmente in ciò che a volte gli risulta essere l’inarrivabile abisso creativo, come lui stesso dichiara, ancora nel 1920, nella prima strofa di una sua lirica: “Nell’aldiqua sono inafferrabile./ Abito bene con i morti/ come con i non nati. Sono/ più vicino al cuore della creazione./ Eppure non abbastanza”…. continua in (pdf)