Terra tra due fari

finalista al PREMIO ANTONIO FOGAZZARO 2011

sezione poesia edita

Certo è che queste pagine di poesia sono animate di una luce vivifi­cante, nella forma e nel modo hanno una particolare energia che si comunica a chi legge.

Si potrebbe dire che questa poesia si alimenta di se stessa, non ha bi­sogno d’altro.

Non per niente Berra è andato ad abitare sulla montagna di Brunate, dove si trova il faro voltiano di San Maurizio (che)

gli ricorda l’altro faro importante della sua vita, quello di Santa Maria di Leuca, nelle Puglie.

Tracciando una linea ideale fra i due, si percorre quasi tutta l’Italia e si citano i nomi delle città e dei paesi che si incontrano sulla strada.

Queste poesie ne riflettono alternandosi pensieri e passioni, motivi di amarezza, di polemica e motivi di orgoglio, che sono diventati anche i temi della sua ricerca espressiva, della sua poesia.

dalla prefazione di Giampiero Neri

Plinio

Dal lago al mare

da faro a faro

cerco tracce più nobili e profonde

delle armi usate per forgiare

la patria giocattolo

da regalare ai re biscotti.

Le trovo nella storia naturale

in due arcane fonti millenarie

che a Torno come a Manduria

portano il nome di un mio concittadino

presunto, tra i più antichi

esempi di italiano.

Garanti

La volpe abbagliata nel mezzo della strada

lo scoiattolo, il riccio e la faina sfuggiti

ai lati delle ruote

i cinghiali appuntamento fisso

del turno di chiusura, e anche presenze

evanescenti come il tasso ombra lunga

sullo zerbino e la famiglia di caprioli

segnalata da un drizzarsi di peli

sul dorso del cane.

Contavano persino i mufloni

anche se visti solo nei racconti

del compagno di scuola

che li aveva avuti graditi ospiti

del suo giardino al Carescione.

Era la lista dei garanti

di quell’habitat apparentemente innaturale

per chi ogni giorno doveva andare

a scuola e a lavorare.

Pietre verbali

Torre dell’Orso e Grotta

Monaca: nei toponimi

si vuole leggere

un passato glaciale

di questi luoghi arsi dal sole.

Ma la lingua del popolo

modella le parole

come il vento le scogliere

di tufo. Cancella sentieri

e apre archi magici

dove solo i nuotatori più arditi

osano passare.

Come te, Maria.

Il vero poeta

Vero poeta è il tasso

che in vece delle parole

usa i semi del ginepro

coccolone: solo passati

attraverso le sue viscere

potranno germogliare.

Berra Pietro da – “Poesie di lago e di mare”

E’ come il “melograno” la poesia di Pietro Berra : gratuita e inessenziale nella sua preziosità e bellezza, sembra destinata a dover lasciare continuamente il posto a cose più utili e necessarie, eppure non può essere rimossa, grazie al fascino e al richiamo irresistibile che esercita. Statene certi, continuamente rinascerà dalle sue ceneri. Come l’araba fenice, “l’anno prossimo”, “la prossima estate”, rieccola, forte e dolce . Come un’esigenza indilazionabile : come l’aria da respirare, il cielo e il mare da godere. Un lusso. Salvo essere di nuovo accantonata, fino alla prossima riesplosione di meraviglia e suggestione. “L’ultima cosa che metto in valigia / è un melograno / adagiato come un re / tra i boxer e le magliette. / Tu lo togli, mentre il taxi / è già fuori che aspetta : / “Troppo pesante, amore!”./ Ora sai per certo / che anche l’anno prossimo / dovremo tornare”.
Il testo è tratto dalla raccolta Poesie di lago e di mare e mi pare dia bene il senso dell’esperienza di scrittura di Pietro Berra, uno che secondo il prefatore Giampiero Neri si porta dentro nell’espressione e nel portamento “qualcosa di ardente”, una “divorante” passione per la poesia e per la verità e sa dare voce con autorevole padronanza a questo suo mondo forte ed esclusivo, a dispetto dei suoi non molti anni (è del ’75). Giovanissimo, dunque, ma con già al suo attivo un pedigree letterario di tutto rispetto. Oltre che giornalista (collabora tra l’altro con la rivista “Diario”), ha infatti già pubblicato prima della silloge in argomento una raccolta di poesie (Un giorno come l’ultimo. In viaggio per le strade di Como e della mente, 1997), un racconto in versi Disfattista!, 2002), diverse plaquettes di poesia e un’antologia di poeti (Como e il suo lago visti da 31 poeti, 2002).
Dicevo, dunque, de “Il melograno” che esprime bene il senso della ricerca poetica di Berra : una continua riaccensione di emozione e di grazia, innescata da minime occasioni della vita, da affetti ripagati e condivisi, da sentimenti, sensazioni e ricordi. Per depositarsi in piccole scaglie linguistiche, in parole pensate e pesate, in armoniche leggere e e al tempo stesso perforanti nella loro acutezza e compiutezza, con pointes non di rado autoironiche ed epigrammatiche (per tutte, una, contenuta in Un piccione a NewYork, 2001 : “L’importante è la poesia” : Me lo disse con poesia : / “Il tuo uccello è come la vita / troppo corto”), a riprova di una volontà di presenza e ancoraggio nella realtà anche più privata, che ha pochi equivalenti e compagni tra i poeti della sua generazione. Poesie come messaggi, come annotazioni e rapidi commenti, come flash memoriali, piccoli congegni narrativi a vocazione realistica : “Cartolina da Nesso”, “Leggendo il Canzoniere della morte“, “Quando c’era la lira”. Proprio questo, la determinazione di stare con piena consapevolezza e responsabilità in una precisa e concreta contingenza esistenziale e morale, è il dato che emerge in maniera più netta e significativa a partire già dai titoli dei testi, non meno che delle raccolte.

Vincenzo Guarracino