(…) La nostalgia si manifesta in tre fasi: una prima in cui i ricordi sono così vicini, quasi tridimensionali, che si possono schivare con un buon dribbling, una bella finta che li lascia indietro a ritorcersi nel passato.

Poi arrivano i giorni in cui la memoria pulsa come un tremendo mal di testa e le scene rivivono e risuonano come tamburi nel mezzo del cervello.

Infine, la nostalgia diventa stupida, triste, dolorosamente amabile. Persistente.

Può essere evocata dalle gocce di pioggia che si rompono sui vetri, dal vento che scuote i rami degli alberi, da un’altalena solitaria che oscilla nel parco, da tutti i luoghi comuni della solitudine.

Ma lei, pur essendo blanda, non è meno tenace, meno malignamente mortifera (…).

Paco Ignacio Taibo II